Etichette
africa
amare
ambiente
amicizia
amore
animali
archi
ateismo
Blog
caetanoveloso
cambiamenti
campagna
casa
centromonteadone
Cicatrici
cinema
citazioni
commenti
compleanno
coppie
Corona virus
correre
Covid-19
danza
design
domande
easy
epiteti
fantasmi
farfalle nello stomaco
fatica
festività
forzadivolontà
FTC
ghigliottine
giostre
greenpeace
infanzia
Insonnia
intimità
konmari
lavoro
Libertà
libri
lockdown
madre
maratona
mare
Meglioperderlochetrovarlo
mente
meraviglie
mitologia
moda
montagna
moretti
morte
murakami
musica
natale
natura
neonati
ordine
oroscopo
Pastis
pensieri
poesia
pop
psico
quarantena
quiedora
ricette
ricordi
risposte
rumore
running
sci
scuola
senza
sorprese
teatro
tempo
torinoècasamia
Trasloco
turinmarathon
vacanze
veg
verità
viaggiare
video
vita
mercoledì 28 gennaio 2009
stai zitto
Si dice che quando non si hanno cose intelligenti da dire è meglio tacere.
L'ho sempre pensato, è una regola aurea che applico soprattutto a me stessa (salvo quando ho bevuto troppo e l'incontinenza della favella è difficile da moderare), ma soprattutto è un monito che vorrei suggerire a un sacco di persone che mi circondano e parlano a sproposito, con termini sbagliati, con modi fuori luogo, o con toni dissonanti.
Stamattina ero particolarmente in ritardo e, come tutte le volte in cui capita, qualche fermata dopo di me è salito sul bus un tizio carino. Ci guardiamo, ci sorridiamo, io continuo a parlare al cellulare e, quasi alla fine del mio tragitto, entrambi con l'ipod nelle orecchie ci salutiamo.
Mhm, guardandolo meglio noto che è più basso di quanto immaginassi. Va bè, mancano pochi isolati alla mia fermata, sono già oltre coi pensieri, faccio scorrere il paesaggio fuori, il Po, la collina in controluce, i monumenti, ma lo tengo d'occhio di sbieco, tanto lui è seduto e non può rendersi conto di essere all'interno del mio campo visivo. A quel punto lui cosa fa? Si gira e comincia a parlarmi, intonando una lagnanza sul fatto che 1) è una noia andare a lavorare, 2) fa freddo e dell'inverno non se ne può più, 3) che mal di testa. In aggiunta a questi elevati contenuti, la parlata era cantilenante, lamentosa, pure un po' tamarra. Mi si gela il sangue, ringrazio di stare per scendere dal mezzo, ma gli rispondo sorridendo. Lui ricambia il sorriso ma ha un brillantino sul secondo incisivo.. nooo, manco fosse Mick Hucknall!
Allora penso che avrebbe dovuto tacere, per non dire cose ovvie, per non farmi sentire la sua voce da truzzo, per non sorridermi con una pietra incastonata sull'arcata dentale superiore.
Avrebbe potuto stupirmi commentando la luce tagliente di queste ultime giornate di gennaio o, molto più banalmente, chiedendomi che musica stessi ascoltando sull'ipod.
O almeno poteva star zitto e basta, così mi sarebbe rimasta la curiosità verso uno sconosciuto carino che spesso prende il mio stesso pullman.
Un effetto positivo però l'ha sortito: d'ora in poi arriverò in ufficio sempre puntuale.
Nessun commento:
Posta un commento