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domenica 10 maggio 2015

Di tramonti dal mare.

Tutto era nato dopo aver ricevuto una foto inaspettata, scattata alla fine di una domenica di sole fuori stagione, come oggi.
Sono trascorsi i mesi da quella foto. Otto per essere precisi.
Fatti di molte piccole cose. Anche di pause e sospensioni, chiarimenti e qualche momento faticoso.
Fatti di condivisione giornaliera di scemenze e, talora, di grandi argomenti spinosi e irrisolti.
Mesi fatti di coincidenze, di gusti che si scopre di avere in comune. Io mi sorprendo sempre quando succede. Perché trovo raro incontrare chi ami lo stesso vino, colore, fumetto, fiore, cibo, panorama.. So che è infantile sorprendersi, in generale, figuriamoci per cose così piccole e insignificanti. Ma non voglio smettere di farlo perché è uno di quei rari moti dell'animo che ti fanno sorridere dentro, che ti alleggeriscono il cuore.
Mesi fatti, soprattutto, di grande intimità. Di quella difficile da spiegare agli altri, di quella rara che ci si chiede se sia un miracolo, se non sia addirittura troppa, se possa durare ancora, o se averla trovata sia solo una gran fortuna e basta. 
Ecco tutto questo forse oggi finisce.
Ho questa sensazione, triste e ingombrante. È un senso di allontanamento, di distacco improvviso, che fa male, pur senza aver mai sognato nulla, in questi otto mesi, senza aver mai progettato futuri né vacanze insieme, per carità, senza aver chiesto o preteso cose diverse da quelle che erano lì, davanti a noi, evidenti come la luce.
Perciò, in questa domenica di sole e aria che invade la casa di profumo di gelsomini, so che non riceverò un'altra foto al tramonto come quella. Perché qualcosa è cambiato, si sono consumate le poche cartucce che c'erano a disposizione e tutto è già un ricordo. Bello ma doloroso.

domenica 16 novembre 2014

A tempo determinato

Dicono che sapere come andranno le cose sia rassicurante.
Dicono che l'incognito, l'imprevedibile, l'improvvisato sia invece causa d'ansia, non contribuisca alla felicità e, anzi, ostacoli il raggiungimento della serenità.
Ecco, ma che cosa si intenda per felicità poi nessuno lo spiega mai.
Certo, è soggettivo, dipende dal temperamento dell'individuo, dal contesto, dall'età. Ma alla fine credo sia un modo piuttosto univoco di percepire il proprio tempo e che si manifesti così per tutti.
Allora mi domando se sia possibile accettare che quella sensazione, così rara e preziosa, possa avere una scadenza. Perché un conto è ipotizzare che un giorno possa dissolversi - cosa che ahimè avviene nella maggior parte dei casi - un altro è sapere con certezza che ad un certo punto non meglio identificato sul calendario dovrà terminare. Una sorta di aborto programmato.
Come si può non lasciarsi intaccare dalla sensazione di perdita che si sa che avverrà per certo? Come si fa a mantenere la leggerezza?
Temo di che non lo scoprirò in tempo. Determinato, appunto.

mercoledì 20 novembre 2013

Io boia, anche questa volta.

Essermi svincolata da te prima sarebbe stato molto salutare per me.
Ma a posteriori, si sa, è tutto troppo semplice.
Quanto tempo perso, quanta fatica sprecata, quante energie regalate invano.

E poi ti incontro, per caso, in un reparto pieno di fiori e addobbi di Natale, e l'unica cosa che provo
non è stupore, ma chiara conferma
non è gelosia, ma evidente superiorità
non è nostalgia, ma piacevole liberazione
non è rabbia, ma sottile pena.
Una sorta di fredda, distaccata compassione umana per chi non sa salvarsi da se stesso.

La mia ghigliottina alla fine ha decapitato anche te.
Non avrei mai immaginato che sarebbe successo in maniera tanto netta.
E invece la testa che rotola giù dal patibolo è stato uno spettacolo rapido e, ormai, indolore.
Addio. Finalmente, addio.




lunedì 26 agosto 2013

Pulizie e archiviazioni

Pomeriggi di pulizie, quelle che se non si fanno quando si è a casa dal lavoro, non si fanno mai.
Arrivo alle note dolenti quando devo togliere un paio di foto da due cornici preziose, che poi prezioso era solo ciò che provavo io per la persona ritratta nelle foto e non i bordi d'argento che la inquadravano.
Ci ho girato attorno tutto il tempo, divagando e trovando sempre altro da fare prima, spostando libri faldoni cd e scatole.
Ma ora non posso esimermi.
E le sfilo via, quelle due foto, lentamente, dallo spazio compresso tra il velluto blu e il vetro.
E in quel preciso momento parte Emergency Trap dei Mogwai, come a scandire anche il ritmo di questo gesto doloroso ma dovuto, ormai.
E mi scorrono velocissime tutte le immagini, belle brutte di rabbia e allegria di attesa e condivisione di sorpresa e delusione, che hanno segnato tanto, troppo tempo.
Ripongo le foto tra le ultime pagine di due libri diversi, che mi ricorderò di non aprire per un po'.


martedì 6 agosto 2013

Pagina chiusa

Fila la lana, fila i tuoi giorni
illuditi ancora che lui ritorni,
libro di dolci sogni d'amore
chiudi le pagine sul suo dolore.

sabato 3 agosto 2013

Tanti auguri a te

Nemmeno quest'anno mi sarà dato di farti gli auguri di persona. A voce e guardandoti negli occhi, intendo.
Nemmeno quest'anno mi inviterai. Ogni anno c'è stata una buona ragione per non farlo.
E infatti non ci sarò, tra quel gruppo di amici ancora in città, per lo più colleghi vecchi e nuovi, conoscenti con rispettive fidanzate diventate amiche per la proprietà transitiva, ex compagni di scuola di università di basket di seratacce alcoliche e di discorsi fatti a notte fonda. Amici sconnessi tra loro ma collegati a te per diversissime ragioni, lì per brindare e dirti buon compleanno, o forse, alcuni, i soliti, semplicemente per scroccare una bevuta e una cena.
Nemmeno quest'anno riuscirò a non pensare a come sarebbe stato "se..".
Mi resta solo una pillola amarissima da deglutire: la constatazione che anche questa, come molte altre storie molto meno importanti per me, stia svanendo nel silenzio, nell'assenza, nella distanza. E, a breve, nell'indifferenza reciproca.
--
Questo penso sia il vero fallimento dei rapporti umani: diventare indifferenti, insensibili, anestetizzati rispetto agli altri. E' una sconfitta che ha diversi gradi di gravità. Non ci si può neanche, d'altra parte, fare carico di eventi il cui avvicendarsi è più imprevedibile della nostra stessa immaginazione. Quante volte capita di pensare che con quella persona, no, non ci si perderà mai e poi mai di vista. Finché, senza quasi accorgersene, ci si ritrova a pensarla per puro caso, scoprendo che sono trascorsi dieci anni dall'ultima volta in cui ci si è parlati.
A volte capita anche di essere sorpresi, al contrario, dalla facilità con cui persone appartenenti al passato tornino nella vita presente, vi si affaccino e, con la naturalezza di quando si era poco più che bambini e compagni di classe e di giochi, ti dicano con qualche semplice gesto sguardo parola che ci sono di nuovo. Che, forse, non se ne erano mai andati del tutto.
Allora ecco che tutto torna.
All'aridità e alla freddezza di chi è stato amato più di se stessi, alla fatica di comprenderlo e stargli vicino nonostante le circostanze avverse, si oppone la facilità di condivisione e l'affetto per persone che ci sono e che tornano, in qualche maniera, a far parte della vita presente.
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Tornando a te, che stai per compiere quasi quarant'anni, il mio augurio è di diventare capace, un giorno, di seguire queste parole, di un uomo che è stato un esempio per tutti, per noi due, per gente che pensa come me e te:
"(..) Oppure te ne fotti. Cresci e ti allarghi. Vivi. Rischi."





lunedì 1 luglio 2013

Cose che mancheranno ancora per un po'.

Mancano i giri in borgo San Paolo nei pomeriggi placidi delle domeniche senza programmi. Le medie di weiz. Le cene dai sardi. Le porte rosse che se non le accompagni sbattono rumorosamente sullo stipite di muro. I discorsi aggrovigliati a nomi ed episodi. Le inalazioni a pieni polmoni di Chanel Allure Sport sul petto. Le pile di libri accanto al letto. L'odore sottile di fumo quando rientro in casa.
E ci mancano le tue new balance.


domenica 16 giugno 2013

Ricordi di famiglia

Ti sarebbe piaciuto essere qui.
Tra i ricordi, le nostalgie, i reperti che spuntano inavvertitamente dagli scaffali dell'armadio a muro.
Tra gli odori di campagna e di cassetti chiusi che per me sono profumi preziosi. 
Tra i racconti inevitabili della mia infanzia.
Anche a me sarebbe piaciuto fossi qui, oggi.


venerdì 30 dicembre 2011

D'intendere e di volere

Tenetelo a mente il titolo di questo post.
Perché, se un giorno dovrò riassumere in una sola riga molti pensieri, userò queste brevi parole.
E' passato più di un mese da quel King Kong che abbraccia teneramente l'Empire State Building.
E' passata un sacco di roba attraverso le finestre aperte, allineate in alto multiple col loro titolo in grassetto, del mio browser.
C'è qualcuno però che in questo lasso di tempo s'è tenuto una cosa senza chiedermi il permesso. Non me l'ha restituita, a dire il vero non so cosa ne abbia fatto, perché all'ufficio oggetti smarriti, né qui né a New York, l'hanno rinvenuta. Lost. Semplicemente. Forse è un genere di cose che se la si prende e si decide di tenerla è perché, in fondo in fondo, ci si rende conto che si sta meglio avendola con sé, ci si sente protetti, mentre senza ci si sente un po' soli sfortunati smarriti. Il problema è che quella cosa lì se ce l'ha uno, non la si può dare ad altri. Non la si può rigenerare, né tanto meno comprare al mercatino dell'usato. Non si può passare come il pallone da basket. Non si può prestare come un paio di scaldamuscoli. E le metafore sportive non si sprecano in maniera casuale.
Quindi, per favore, tu che non hai mai coraggio di niente, di replicare ai messaggi ricevuti di notte ma solo a quelli arrivati col fuso orario, di scrivere dieci righe per rispondere a dieci email, di ascoltare una playlist che ha noi come tema, di farmi gli auguri di Natale, di guardarmi negli occhi e convincermi che sei felice così (si chiama "cinesica"), tu che non riesci più a fare niente di tutto questo, senza di me e per me, per favore, almeno restituiscimelo, il mio cuore. Perché il cervello è ormai lontanissimo, ma il cuore desidera ancora di essere sorpreso e pompare all'impazzata alla vista inaspettata di una CBF 1000 ST sotto casa.
Il concetto della capacità d'intendere e di volere mai mi è stato tanto chiaro come ora, benché nella sua negazione.

Buon anno lettori casuali e non.
Buon anno a chi non si accontenta e lotta e sogna e soffre e cresce. E apre lo sguardo.






venerdì 15 luglio 2011

You still hurt me

I'm not comfortable with how the story ends
We were lovers and not we're not even friends
You were perfect and I guess I'm just a creep
But you still hurt me



Non so perché
questa volta sia così faticoso.
Ma forse lo è ogni volta,
solo che ci si dimentica del male
quando lo si supera
e si trova quel bene che si vorrebbe fosse infinito.
Il perché ci si lasci attraversare sempre da tanta sofferenza
prima di comprendere, prima di evolvere, prima di voltare pagina
ancora non l'ho capito.
Ma so che funziona così
e non ci sono soluzioni, non ci sono alternative.
Solo la gioia nel ritrovare se stessi
un po' migliori di prima.

sabato 5 febbraio 2011

Sat mornin'

Anche certe colazioni, senza certe amiche, non avrebbero senso...

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