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lunedì 27 aprile 2015

Mia madre

E proprio perché questo weekend non mi sono fatta mancare nulla, ho anche visto 'Mia madre'. Ma non solo.
C'era anche lui, dopo la proiezione, a raccontare il film e, sostanzialmente, un pezzo di sé.
Ho una passione viscerale per Nanni Moretti, che, quando dirige e interpreta film come questo, diventa la mia icona di uomo ideale. Profondo, ironico, intelligente, geniale, cinico, attraente, ombroso, a disagio (si autodefinisce così, in una critica di sé tanto assurda quanto affascinante), e anche un po' stronzo, sì, diciamolo, a tratti urticante.
E questo film è la riprova di quanta roba si possa mettere in due ore di pellicola.
Chiunque abbia già sperimentato nella vita un periodo di convalescenza di un familiare stretto, è catapultato sullo schermo, dentro la trama.
Chiunque abbia vissuto relazioni sull'orlo del perenne dubbio di fare bene e di esserci per l'altro, diventa Margherita e la comprende, la compatisce e la combatte per l'intero film.
Chiunque si domandi, ogni giorno, se sia giusto continuare a nascondersi dietro la scusa del lavoro anziché correre a casa a godersi ogni minuto della vita fatta di sentimenti, legami e persone, sente arrivare dritta al cuore la lama di ogni dialogo, ogni dettaglio, ogni sguardo perso nel vuoto della protagonista.

'Non devi fermarti al primo significato che trovi sul dizionario'...

Armatevi di coraggio e andate a vedere questo capolavoro.




lunedì 14 ottobre 2013

Las acacias

Il crepitio dei rami più giovani delle acacie che bruciano, con quelle fogliette bipennate inconfondibili. 
Lo specchietto retrovisore, testimone onnipresente del lungo viaggio, dell'incontro, della strada faticosa fatta di sobbalzi che fanno oscillare la bisarca carica di tronchi e, probabilmente, di una vita intera. 
Gli sguardi. Che si alternano sospettosi tra Ruben e Jacinta, che si cercano pieni di sorpresa tra Ruben e Anhaì, che infine si trovano, complici, di nuovo tra Ruben e Jacinta quando tutto sembra finire, inghiottito nel vortice della fine del viaggio e dell'inizio di una nuova vita fatta di speranza e di calore famigliare ritrovato.
L'incapacità di esprimere un mondo interiore, affamato di affetto e umanità, il tentennamento mitigato da mezze sigarette mai terminate, la paura di sbilanciarsi con una richiesta semplice ma, probabilmente, mai fatta a nessuno: "mi piacerebbe che tu mi accompagnassi in un viaggio pieno di panorami incantevoli". 
Chi potrebbe dire no a una proposta simile? Nessuno. 
Eppure la paura di esprimere a qualcuno cui teniamo il nostro desiderio di condivisione ci accomuna tutti, credo. 
Ed è la paura che nobilita anche l'essere umano più coraggioso di questo mondo.

Las Acacias, di Pablo Giorgelli, Argentina 2011.



mercoledì 23 novembre 2011

domenica 20 novembre 2011

- 5

Harry Burns:
"I love that you get cold when it's 71 degrees out. I love that it takes you an hour and a half to order a sandwich. I love that you get a little crinkle above your nose when you're looking at me like I'm nuts. I love that after I spend the day with you, I can still smell your perfume on my clothes. And I love that you are the last person I want to talk to before I go to sleep at night. And it's not because I'm lonely, and it's not because it's New Year's Eve. I came here tonight because when you realize you want to spend the rest of your life with somebody, you want the rest of your life to start as soon as possible".


sabato 19 novembre 2011

mercoledì 16 novembre 2011

- 9

Baby, look at me
And tell me what you see
You ain't seen the best of me yet.
Give me time, I'll make you forget the rest.

I got more in me,
And you can set it free
I can catch the moon in my hand
Don't you know who I am?

martedì 15 novembre 2011

- 10

Countdown has begun...
Finally!

martedì 18 ottobre 2011

Piccola benedizione

Qui c'è bisogno della solita premessa, prima di venire al cuore del post.

Sono a casa con una di quelle influenze che, se si avessero robe molto molto impellenti impegnative e fondamentali da fare, si relegherebbero alla definizione di 'forte raffreddore' e si uscirebbe lo stesso di casa, armati di quattro pacchetti di fazzoletti di carta in borsa e di una doppia dose di zerinol in corpo (sì perché, in questi casi, l'omeopatico oscillococcinum non serve quasi a una cippa).
Ma se non si hanno urgenze da espletare, quest'influenza arriva quasi come una piccola benedizione.
Mi lascia tramortita per tutta la giornata, con quella febbriciattola che non mi scomodo a quantificare col termometro, con quel rubinetto sempre aperto al naso, con l'occhio gonfio da rana ubriaca (ma questa è una citazione comprensibile a pochi, ndr.), con i muscoli molli e una sensazione di freddo perenne addosso.
Allora navigo e divago. Dal divano.
Leggo post scritti da altri, ne leggo pure i commenti, seguo link e scie sensoriali.
Mi imbatto in argomenti che, onestamente, non sono miei e che a priori sento lontani.
Ma poi basta aprire un link su youtube e adorare quello che ascolto, per condividere improvvisamente quegli approfondimenti che poco fa non pensavo di comprendere.

A volte cambiare rotta, anche se controvoglia, fa aprire nuovi canali emotivi.

La mia scoperta è qui sotto e, come se non bastasse, unisce alle note le immagini tratte dal primo film di Jim Jarmusch (di cui però ammetto di aver visto solo il meraviglioso 'Coffee and Cigarettes').
Tutto grazie a un'influenza moscia e a un inconsapevole fotografo.

mercoledì 1 giugno 2011

Capolavoro

Se non ami
la tua vita passerà in un lampo.



Volevo uscire dopo circa tre quarti d'ora dall'inizio del film.
Mi stava salendo un lento conato, pensavo di non sopportare l'angoscia.
Troppi stimoli, troppi rimandi, troppa intensità di tutto: inquadrature, fotografia, luci, scenografia, dialoghi quasi inesistenti, il tutto lentissimo poi, come per penetrare meglio.
La presenza di un dio che è poi la Natura, che si palesa continuamente ai nostri occhi e che noi continuamente ignoriamo.
I rapporti in famiglia, i legami indissolubili, l'amore e l'odio così inesorabilmente complementari, i sentimenti più profondi e contrastati, le tragedie, la morte, la nascita, la speranza nell'infinito.
Pesante, pesantissimo sopportare tutto questo insieme.
Una fatica.
Ma a volte, raramente ahimè, l'arte è anche questo, ci attraversa i pensieri con una forza inaspettata e ci sconquassa, ci turba, ci smuove.
Ci fa tornare a casa con degli interrogativi, non sul regista, non sull'opera, né sugli artisti. Ma su noi stessi e non sempre questo esito ci è gradito.

martedì 26 gennaio 2010

JT

Una "corsetta" (perchè le vere corse sono altre) contro il tempo, un sms, un link, un clik, un aggiungi al carrello e i biglietti per la presentazione di "Prove per una tragedia siciliana" sono acquistati. All'ultimo, ma ce l'abbiamo fatta.
Programmazione al Cinema Massimo, omaggio a John Turturro con lui presente in sala! A vederlo lì, in carne e ossa, coi suoi ricci crespi, i suoi occhiali alla Spike Lee, il suo maglioncino scuro, la sua faccetta aperta, solare, abbronzata e sorridente, faceva un certo effetto, sembrava di assistere alla proiezione di un film nel film.
Un nodo di emozioni, non tutte ugualmente intense, certo, ma calzanti, via una l'altra.
La nostalgia per i propri luoghi natii, non importa se in Trinacria o nel Canavese, l'ammirazione per chi fa quel mestiere -d'attore, di regista, di scrittore (uno stupendo Camilleri narrante), di puparo-, il desiderio di partire, solo con la macchina fotografica al collo, e andare in Sicilia, la voglia del gusto e del profumo di marzapane a forma di frutta, la malinconia per chi non c'è più.

Quando ho fatto click per comprare on line il biglietto non pensavo che 4.50 euro mi avrebbero regalato tutto questo.















A proposito di Pupari, consiglio di visitare il sito del signor Cuticchio, grande intervistato da JT, immenso personaggio d'arte e di vita.














(foto @ http://www.figlidartecuticchio.com/)

martedì 31 marzo 2009

earth

Credo che il 22 aprile avrò un impegno...

lunedì 26 gennaio 2009

milky way

Non mi riferisco alla galassia cui appartiene il nostro sistema solare, ma al film che ho visto ieri sera, "Milk". Un inizio lento, come in effetti lo sono i documentari, scevri dalle esigenze di quasi tutti i film di stupefare stupire stimolare e strapazzare il pubblico. Un cuore denso di riflessioni, immagini che si sovrappongono tra un'ambientazione perfettamente ricostruita e frammenti di filmati dell'epoca. Una coda forte, intensa, drammatica. Triste. Perchè la discriminazione per la diversità - di colore, orientamento, religione, cultura, gusti sessuali, modo di camminare, parlare ed apparire - è presente anche oggi, è un morbo latente, che serpeggia anche tra chi non ci si immagina, che stupisce e indigna, e che purtroppo sembra impossibile debellare. E allora crediamoci, in quella speranza di cui parlava trent'anni fa Harvey Milk, perchè a volte basta riflettere una frazione di secondo prima di agire per rendere migliori i rapporti col prossimo, per non essere sopraffatti dall'istinto e dalle fobie. Stamattina sul pullman ho visto un signore chiedere scusa a un ragazzo perchè l'aveva inavvertitamente pestato. Quello che aveva pestato però non era il piede, ma il trolley del ragazzo. Così il signore quando se n'è accorto si è messo a ridere e ha contagiato il ragazzo, me e una signora accanto. Quel piccolo gesto di gentilezza è diventato un morbo positivo, trasmesso grazie a un movimento dei muscoli facciali e una semplice piega all'insù delle labbra. A me quella piega è rimasta per tutto il mattino. Credo che quella sia stata proprio una forma di speranza, un esempio di convivenza civile, una dimostrazione di quanto poco basti per vivere meglio con tutti. PS quest'altra immagine è superflua ma assolutamente celebrativa del coprotagonista, James Franco, molto molto molto notevole...

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