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sabato 28 marzo 2015

Quelle buone idee

Stamattina ricevo un messaggio inaspettato con un invito a pranzo inaspettato da una persona inaspettata.
Un'amica di sempre, uno di quei punti fermi, che, forse proprio per la loro stessa natura solida, si commette l'errore di lasciare lì, un po' in disparte, come se appartenessero soltanto al passato. 
Ma il passato diventa presente nel momento in cui ci si rincontra, in cui basta un abbraccio, per tornare a raccontarsi le cose più difficili e più intense, e uno sguardo, per capire che quelle stesse cose non si devono nemmeno raccontare, ché si è già capito tutto.
Si annullano anni e distanze e pezzi di vite vissute. Si azzera il calendario ed è tutto identico a tanti anni fa, la domenica al Rastro a mangiar tapas sedute su uno sgabello. Anzi è molto meglio di allora. 
Ci si scopre e ritrova più forti e belle e intense.
E passano le ore e il pomeriggio vola innaffiato di vino bianco siciliano e le parole galleggiano in una piazzetta piena di volti sorridenti e di cani accovacciati accanto ai padroni ai tavolini da bistrot e di un cielo blu sopra i tetti.
Tutto sembra improvvisamente più semplice, più lineare, più bello.
Grazie per avermi mandato quel messaggio inaspettato stamattina, amica mia. Hai davvero avuto una buona idea.





sabato 28 settembre 2013

Onde di calore

Ci sono persone che emanano un'aura luminosa attorno al sorriso, allo sguardo, ma anche a ciò che dicono o, in quest'era di messaggistica istantanea e di voyeurismo informatico, alle piccole frasi che ti scrivono su un messaggio di whatsapp.
Di queste persone non ne conosco molte, ma alcune sì, ed essendo una rarità mi sento particolarmente fortunata, perché evidentemente, per una banale ragione statistica, se io ne conosco alcune, significa che altri non ne conoscono affatto.
Questa settimana, da parte di due di queste persone speciali mi sono arrivate delle vere e proprie onde di calore. Esattamente la sensazione di quando si apre il forno ancora acceso e si resta piacevolmente travolti dall'aria rovente e dal profumo di cibo cotto e si resta per qualche secondo lì, impalati, immobili e incapaci di sottrarsi a quel momento.
La prima onda, inattesa, brevissima, contenuta in una frase composta da un predicato verbale e un emoticon, mi è entrata nel petto come una freccia che colpisce il centro del paglione. Forse perché in realtà proveniva da chi non conosco (ancora o più) bene e non era dovuta e non sono abituata a sentirmi dire cose tanto dirette e l'ho letta e riletta cento volte su quel fumetto verdino del cellulare e mi sono chiesta se lo pensasse davvero e mi sono risposta 'perché no?'.
L'altra onda è stata talmente potente che tuttora continua a vibrarmi intorno, mi avvolge e rassicura. Mi dà la conferma, per l'ennesima volta, che quando ci si rispecchia con tanta facilità nell'altra persona e ci si aiuta a vicenda tanto efficacemente, con una semplice chiacchierata di sabato mattina mentre si trangugia il caffè e il cielo fuori è grigio, allora non resta che ringraziare di averla incontrata, quella persona speciale, che sa formulare pensieri come questo: "Perché so che laggiù nel buio c'è un puntino luminoso e allora lo cerco, lo inseguo, lo colgo e mi faccio traghettare dall'altra sponda, dove non c'è più la tempesta e dove so che tutto andrà meglio". 


domenica 25 agosto 2013

Immagini e memoria.

Le immagini dei viaggi si incollano agli occhi in modo indelebile.
E non c'è bisogno nemmeno di andare nell'Africa Subsahariana per farne una scorpacciata.
Sono quei momenti perfetti, quegli scorci, quegli odori che fanno da collante permanente tra vista e  memoria. Click, esattamente come uno scatto fotografico.
Restano lì, perenni, e diventano materia viva al fondo di un immenso pozzo cui attingere durante il resto dell'anno. Durante l'autunno, che oggi sembra più vicino che mai, durante le serate senza senso e senza novità o quelle in cui si attende una telefonata che non arriva mai, durante le ore già buie alle cinque del pomeriggio. Durante le fatiche e le trasferte controvoglia, durante le code in centro quando per attraversare un incrocio ci si impiega il tempo di quattro semafori anziché uno, durante quelle mattinate che faticano a decollare perché fa freddo e piove e non si sa cosa mettersi addosso e il naso cola e la borsa è pesante e la testa di più.
Resteranno lì, per me, un sacco di cose, da Formentera a Barcellona alla Provenza.
Le strade percorse in motorino con in testa un caschetto da bici, la sorpresa di quanto era cristallina l'acqua e bianco e morbido il fondo di sabbia, l'odore di macchia mediterranea, il concerto in una piazza lastricata di mosaico fatto di cocci di ceramica e di azulejos, il sole che alle nove spaccate tramonta in mare esattamente di fronte a me mentre bevo un mojito.
Le montagne che conosco a memoria e che poco dopo lasciano il posto a nuove strade tutte di curve, le file di motociclisti che quando si incrociano si salutano con l'indice della mano sinistra distesa lungo la gamba, i campi di lavanda di girasoli e i vigneti, le luci ingannevoli all'ingresso della città, il gin tonic bevuto su una terrazza piena di bouganville e di sorrisi, le ramblas ombreggiate, plaza del Pi rimasta immutata da più di dieci anni, la sudata salendo a piedi al Montjuïc, il ciringuito con il flamenco dal vivo, l'antenna di Calatrava vista di notte, la lettura seduta su una panchina all'ombra insieme a proprietari di cani e bambini e anziani in cerca di fresco, il sushi a sorpresa, l'abbraccio dell'amica di un'amica che diventa anche un po' amica tua.
Scollinare i Pirenei e ritrovarsi, dopo mille curve, di fronte a un paradiso di scogli mare ombre case che sembrano nate dalla roccia. Scoprire che l'albergo è più bello di quanto ci si aspettasse. Sdraiarsi nel silenzio e nel sole di mezzogiorno. Cenare sempre esattamente nel tipo di locale che ci si era immaginato, sorprendendosi ogni volta. Salire al faro che era stato raccontato tempo prima da una persona, fare un brindisi alla sua salute, restare a guardare la luna piena che imbianca il mare laggiù. Camerieri scapestrati ma con un sorriso che farebbe perdonare qualunque torto, vino bianco ghiacciato, vento potente, un tavolo che sembra un banco di scuola affacciato sul mare aperto.
Rocce, sentieri, riserva e la natura che si riappropria del suo spazio un tempo rubatole da un villaggio turistico e poi restituitole con generosità. File di gabbiani che sorvegliano l'unica baia dov'è concesso bagnarsi.
Poi di nuovo strada, curve, facce, pini marittimi, camper da sorpassare, benzinai, cambio di lingua, di nuovo Francia, porticcioli che ne ricordano altri, forse Nizza forse la Liguria. Vigneti infiniti a destra e sinistra dell'asfalto, case di pietra, pergolati, porte verniciate di azzurro lilla grigio perla. Un cane magrissimo adottato per la durata di un pranzo e la speranza che il suo padrone non sia lontano da lì dove lo accarezzo per l'ultima volta. Vicoli silenziosi, vetrine, scorci, Van Gogh non poteva non dipingere capolavori vivendo lì.
Ancora strada, viali alberati come nelle foto di Doisneau, nuvoloni e squarci di sereno.
E poi, infine, sulle nostre teste, un arcobaleno meraviglioso.
Che unisce tutte queste immagini di una vacanza che volge al termine con quelle di vent'anni fa, come se fossero state viste solo ieri.








venerdì 9 agosto 2013

Fortune quotidiane

Sarà il viaggio in treno, sarà il mare che mi aspetta insieme a sorrisi e sguardi e abbracci, sarà che leggo Pastorale Americana e mi sembra una delle più belle letterature straniere mai lette,
Ma oggi, anzi in questo preciso momento, mi sento la donna più fortunata del mondo,
Circondata come sono da persone meravigliose e con un mondo immenso di possibilità dinanzi a me.
E questo lo devo solo a chi fa parte della mia vita.
Sono felice.

martedì 16 luglio 2013

Forza amiche mie

Vorrei essere in grado di trasformare la sofferenza in un grumo di gomma da gettare via.
Oggi due mie care amiche, per motivi molto diversi, sono scoppiate in lacrime tra le mie braccia. Motivi diversi ma profondi, fatti di ansia e impotenza e tristezza e senso di fallimento. Mi sono sentita impotente anch'io, nel ritrovarmi lì a commuovermi con loro, a non saper cosa dire, a non formulare immediatamente un incoraggiamento utile. 
Sono belle persone, che valgono molto come donne, amiche, madri, lavoratrici, mogli. Riescono a fare tutto con una destrezza invidiabile, superano giornate infinite, dopo le salite più faticose scollinano sempre, camuffano i loro peggiori pensieri di arresa dietro sorrisi disarmanti e contagiosi. Perché, di fatto, non si arrendono mai. E di donne forti così, ne conosco poche.
Vorrei dire loro che ce la faranno anche questa volta, in cui è più dura del solito e in cui qualunque scelta s'intraprenda sembra debba portare con sé conseguenze troppo grandi (e pensare che, tra tutte, siamo piuttosto allenate a sfide ardue).
Forza. Non abbattetevi, non abbandonate il campo, non mollate proprio ora. Passerà questo periodo e andrà meglio e rideremo di questo post sedute a un tavolino sotto i portici di piazza Vittorio davanti a una birra ghiacciata  e torneremo a dirci che ciò che conta è credere in se stesse anche quando non ce la si fa più e l'unico rimedio per far fluire la tensione è lasciarsi andare a un pianto tra le braccia di un'amica che vi vuole bene.

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