Il passaggio è stato tortuoso.
Da una playslist su Spotify, ai Faith no more, ai Commodores, a Lionel Richie, ai Westlife che cantano Easy con lui e che in un concerto rifanno Footloose.
Più o meno questa la mappa che ho percorso per arrivare fin qui.
E per rendermi conto che senza la danza è durissima. Mi manca da morire.
Con questo brano che va, non riesco a star ferma coi piedi sotto la scrivania e coi conti in testa...
...Ma poi ritorno a bomba e, un po' per non trasformare lo studio in una scena degna di una puntata di Saranno Famosi, in cui tutti salgono sui tavoli e improvvisano (si fa per dire) coreografie nel bel mezzo di una pausa pranzo in mensa, mi limito (anche qui per modo di dire) alla musica.
Ché quella, invece, mi accompagnerà sempre, in un modo o nell'altro.
Why in the world would anybody put chains on me?
I've paid my dues to make it
Everybody wants me to be
What they want me to be
I'm not happy when I try to fake it! no!
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martedì 12 aprile 2016
martedì 10 settembre 2013
La risposta è NO
Si affastellano in testa da ieri sera e ho bisogno di scriverle per poi rileggerle, qui.
La prima.
Ricevo da un'amica, sorella di segno zodiacale, questo conciso trafiletto d'oroscopo - che non seguo e in cui non confido, ma in certi casi non si sa mai... - e mi sembra un chiaro invito a proseguire la strada intrapresa.
No ai ripensamenti, alla tendenza masochistica di sguazzare nelle nostalgie, ai cedimenti durante le canzoni che hanno un legame col passato, ai sospiri percorrendo certe vie o attraversando certi incroci, ai "chissà cosa starà facendo ora", ai "mi sembra ieri".
E' roba vecchia quella, non vecchissima, ma vecchia di almeno un mese.
E' poco un mese? Oh sì, certo, ma basta anche soltanto un giorno di "No" secchi a tutta quella poltiglia per sentirsi benissimo.
E mi ritrovo a canticchiare, grazie a un mantra che rimane lì, tra naso e gola, le parole di un meraviglioso cantautore che ho scoperto di recente, durante queste vacanze randagie: "Sapessi che felicità mi dà l'idea di non vederti più, l'idea di non fidarmi più qualsiasi cosa mi dirai".

La seconda.
Un po' più complessa da tradurre, questa. Scorre una sorta di sottile brivido, una scossetta sotto la pianta dei piedi e sui polpastrelli mentre pigio veloce sulla tastiera.
Non è interessante sapere da dove nasca, se dagli arti inferiori o da quelli superiori. Sta di fatto che la percepisco come una piccola onda vitale che mi attraversa. Un misto di paura a guardare troppo avanti, di felicità per il presente, di gioia per una nuova vita venuta al mondo proprio oggi, di sorpresa per certe coincidenze che fanno tornare tutti i conti, ma proprio tutti.
Telefonate sguardi messaggi scritti chat fotografie risposte a domande non ancora fatte.
All'improvviso, uno di quei momenti mi si imprime a fuoco e so che, qualunque cosa accadrà, resterà lì per sempre, vivido e netto come il fermo-immagine di una moviola sportiva.
E poi, a fine di giornate così, il cuore si svincola dalla sua sede e va leggero alle sue origini, alla danza che mi scuote ancora tanto, troppo le budella con un richiamo sempre più forte.
Moving forward. Appunto, procediamo oltre.
giovedì 20 giugno 2013
Basta niente
Basta niente, per rialzarsi.
Una cena estiva con la pasta al sugo fresco* e il bollicine migliore d'Italia (cito da fonti certe), i volti e i sorrisi delle persone amiche, le parole che arrivano come suggerimento a fare una cosa che, guarda caso, si aveva appena deciso di fare, l'affaticamento che fa sentire rinati i muscoli.
A me basta questo, per rialzarmi.
Poi, a sorpresa, scoprire che arrivano anche alcune risposte. Inaspettate.
Certo, non è detto che contengano esattamente ciò che si vorrebbe, ma almeno non fanno provare i stramaledetti sensi di colpa, mettono a tacere i dubbi e, nella loro piccola ripetitività, rassicurano.
Come vorrei avere strumenti per stare meglio e far star meglio le persone cui voglio bene.
Come vorrei sollevarle, prenderle per mano e portarle con me al riparo sotto una frasca.
Ma, a volte, il desiderio di aiutare è lesivo, controproducente, invadente.
Allora lascio stare. Resto ferma, cosa che per me è peggio di una tortura, mi impongo di far scorrere.
Prima o poi il flusso tornerà ad essere meno impetuoso e torrenziale.
E si potrà di nuovo guardare avanti.
E sarà, davvero, una rinascita.
* Ingredienti:
pomodori ciliegino, basilico fresco, olio extra vergine d'oliva, mezzo (anche meno) spicchio d'aglio, parmigiano, pan pesto.
Frullare tutto nel mixer, tranne il pan pesto, che si aggiunge alla fine prima di dare una frullata terminale.
Versare il sugo in una terrina. Aggiungere la pasta (meglio se corta tipo mezze penne) appena scolata. Servire.
Una cena estiva con la pasta al sugo fresco* e il bollicine migliore d'Italia (cito da fonti certe), i volti e i sorrisi delle persone amiche, le parole che arrivano come suggerimento a fare una cosa che, guarda caso, si aveva appena deciso di fare, l'affaticamento che fa sentire rinati i muscoli.
A me basta questo, per rialzarmi.
Poi, a sorpresa, scoprire che arrivano anche alcune risposte. Inaspettate.
Certo, non è detto che contengano esattamente ciò che si vorrebbe, ma almeno non fanno provare i stramaledetti sensi di colpa, mettono a tacere i dubbi e, nella loro piccola ripetitività, rassicurano.
Come vorrei avere strumenti per stare meglio e far star meglio le persone cui voglio bene.
Come vorrei sollevarle, prenderle per mano e portarle con me al riparo sotto una frasca.
Ma, a volte, il desiderio di aiutare è lesivo, controproducente, invadente.
Allora lascio stare. Resto ferma, cosa che per me è peggio di una tortura, mi impongo di far scorrere.
Prima o poi il flusso tornerà ad essere meno impetuoso e torrenziale.
E si potrà di nuovo guardare avanti.
E sarà, davvero, una rinascita.
| Prove di "Rinascita" |
* Ingredienti:
pomodori ciliegino, basilico fresco, olio extra vergine d'oliva, mezzo (anche meno) spicchio d'aglio, parmigiano, pan pesto.
Frullare tutto nel mixer, tranne il pan pesto, che si aggiunge alla fine prima di dare una frullata terminale.
Versare il sugo in una terrina. Aggiungere la pasta (meglio se corta tipo mezze penne) appena scolata. Servire.
giovedì 31 gennaio 2013
Open, che delusione.
Credo di essere ormai irrimediabilmente snob.
Rispetto a un sacco di cose, in primis alla danza.
Ieri accompagno mia madre a vedere il nuovo spettacolo "Open" di Daniel Ezralow (per chi non sa, è un ex danzatore e ora coreografo contemporaneo molto famoso. Ex momix, ex cirque du soleil, ma anche ex Batsheeva dance company - compagnia israeliana fondata da Pina Baush, per capirci). L'ho perfino consigliato io, questo spettacolo, da aggiungere nell'abbonamento a teatro che i miei fanno ogni anno.
Mi aspetto cose nuove, magari "più gesto che danza".
E invece no.
Ballerini strepitosi, puliti, senza sbavature, preparati da tantissimo esercizio, corpi stupendi, facce sorridenti e perfette e tanti dettagli che a occhi allenati arrivano subito.
MA.
Ma era tutto troppo EASY.
Sempre pronti a strappare l'applauso di un pubblico in visibilio per cose per nulla originali né, rispetto a tanta altra danza, particolarmente faticose (peraltro il teatro era strapieno anche in galleria, senza contare che stasera andranno di nuovo in scena e faranno di nuovo il pienone).
Alcuni pezzi erano più da circo che altro. Davvero.
Altri carini, ma giusti appena come stacchi in televisione.
Altri ancora adatti a uno spettacolo di musical (che io amo, ma che TUTTO musical dev'essere e non solo a tratti).
Altri facevano venire la pelle d'oca dal fastidio nel sentire Prokovjev e vedere una citazione di Romeo e Giulietta (per curiosità, se non la conoscete, andate a sbirciare la versione di Mac Millan per esempio qui e bèatevi: Romeo and Juliet (Prokofjev)-The Royal Swedish Ballet ) ballata a mo' di danza maori degli All Blacks. Intollerabile.
Ripeto, danzatori e danzatrici meravigliosi.
Ma fa incazzare che spettacoli come questi (durato meno di un'ora e mezza) abbiano una risonanza così ampia, fondi così ricchi (è facile aver successo con servizio-luci come quello, pannelli scorrevoli, installazioni video della madonna, costumi perfetti, effetti speciali e chi più ne ha più ne metta), mentre la danza vera è costretta a replicare, a inizio di ogni spettacolo, che l'articolo 9 della Costituzione dice che la Repubblica italiana promuove lo sviluppo della cultura... per ribadire che ciò non avviene e che le arti stanno soffrendo e si vedono costrette alla chiusura di teatri e compagnie di danza storiche, che fanno parte del Nostro patrimonio culturale, che hanno inventato qualcosa, portato l'arte ai massimi livelli di esecuzione e innovazione, ma che vanno in scena incassando il minimo per andare in pari, quando va bene.
Quelli, sì, meriterebbero il tutto-pieno per due sere di fila in un teatro gremito di 1000 (!) astanti, al posto dei nomi sempre presenti sulla bocca di discutibili presentatrici e critici in televisione.
Rispetto a un sacco di cose, in primis alla danza.
Ieri accompagno mia madre a vedere il nuovo spettacolo "Open" di Daniel Ezralow (per chi non sa, è un ex danzatore e ora coreografo contemporaneo molto famoso. Ex momix, ex cirque du soleil, ma anche ex Batsheeva dance company - compagnia israeliana fondata da Pina Baush, per capirci). L'ho perfino consigliato io, questo spettacolo, da aggiungere nell'abbonamento a teatro che i miei fanno ogni anno.
Mi aspetto cose nuove, magari "più gesto che danza".
E invece no.
Ballerini strepitosi, puliti, senza sbavature, preparati da tantissimo esercizio, corpi stupendi, facce sorridenti e perfette e tanti dettagli che a occhi allenati arrivano subito.
MA.
Ma era tutto troppo EASY.
Sempre pronti a strappare l'applauso di un pubblico in visibilio per cose per nulla originali né, rispetto a tanta altra danza, particolarmente faticose (peraltro il teatro era strapieno anche in galleria, senza contare che stasera andranno di nuovo in scena e faranno di nuovo il pienone).
Alcuni pezzi erano più da circo che altro. Davvero.
Altri carini, ma giusti appena come stacchi in televisione.
Altri ancora adatti a uno spettacolo di musical (che io amo, ma che TUTTO musical dev'essere e non solo a tratti).
Altri facevano venire la pelle d'oca dal fastidio nel sentire Prokovjev e vedere una citazione di Romeo e Giulietta (per curiosità, se non la conoscete, andate a sbirciare la versione di Mac Millan per esempio qui e bèatevi: Romeo and Juliet (Prokofjev)-The Royal Swedish Ballet ) ballata a mo' di danza maori degli All Blacks. Intollerabile.
Ripeto, danzatori e danzatrici meravigliosi.
Ma fa incazzare che spettacoli come questi (durato meno di un'ora e mezza) abbiano una risonanza così ampia, fondi così ricchi (è facile aver successo con servizio-luci come quello, pannelli scorrevoli, installazioni video della madonna, costumi perfetti, effetti speciali e chi più ne ha più ne metta), mentre la danza vera è costretta a replicare, a inizio di ogni spettacolo, che l'articolo 9 della Costituzione dice che la Repubblica italiana promuove lo sviluppo della cultura... per ribadire che ciò non avviene e che le arti stanno soffrendo e si vedono costrette alla chiusura di teatri e compagnie di danza storiche, che fanno parte del Nostro patrimonio culturale, che hanno inventato qualcosa, portato l'arte ai massimi livelli di esecuzione e innovazione, ma che vanno in scena incassando il minimo per andare in pari, quando va bene.
Quelli, sì, meriterebbero il tutto-pieno per due sere di fila in un teatro gremito di 1000 (!) astanti, al posto dei nomi sempre presenti sulla bocca di discutibili presentatrici e critici in televisione.
martedì 27 marzo 2012
venerdì 17 febbraio 2012
Fracta
Performance FRACTA #2 from The very secret dance society on Vimeo.
The very secret dance society / Raffaele Irace
presents:
Dance Performance FRACTA #2, summer 2011
for Contemporary Dance Workshop FRACTA #2
International Art Community Bussana Vecchia (IM) - Italy
@ Casa Harvey
Choreography: Constantin Georgescu and Raffaele Irace
Video projection: Constantin Georgescu
mercoledì 16 novembre 2011
- 9
Baby, look at me
And tell me what you see
You ain't seen the best of me yet.
Give me time, I'll make you forget the rest.
I got more in me,
And you can set it free
I can catch the moon in my hand
Don't you know who I am?
And tell me what you see
You ain't seen the best of me yet.
Give me time, I'll make you forget the rest.
I got more in me,
And you can set it free
I can catch the moon in my hand
Don't you know who I am?
mercoledì 9 novembre 2011
lunedì 7 novembre 2011
giovedì 20 ottobre 2011
Regali inattesi
Che meraviglia.
Un paio di ore fa mi è stato mandato questo video.
Un vero regalo.
Mi arriva inaspettato. E lo guardo ora, proprio dopo una bella lezione.
Non posso non condividerlo.
Nulla di estremo, virtuosistico, pazzesco come si è abituati a vedere in rete.
Ma una piccola poesia di movimenti.
Grazie.
Un paio di ore fa mi è stato mandato questo video.
Un vero regalo.
Mi arriva inaspettato. E lo guardo ora, proprio dopo una bella lezione.
Non posso non condividerlo.
Nulla di estremo, virtuosistico, pazzesco come si è abituati a vedere in rete.
Ma una piccola poesia di movimenti.
Grazie.
domenica 16 ottobre 2011
L'arte dell'onestà
"Ballare significa confrontarsi con se stessi. È l'arte dell'onestà. Si è completamente allo scoperto quando si balla. La propria salute fisica è allo scoperto. La propria autostima è allo scoperto. La propria salute psichica è allo scoperto, è impossibile ballare senza essere se stessi. Quando si balla si dice la verità. Se si mente, ci si fa male."
(Shirley Maclaine)
(Shirley Maclaine)
venerdì 27 maggio 2011
giovedì 24 febbraio 2011
Cure di bellezza
In giorni in cui arrivano ondate di orrore, di violenze, di massacri, di violazione dei diritti umani
In giorni in cui come investita da un'improvvisa onda troppo alta resto in apnea prima di ritornare con la testa fuori dall'acqua
In giorni di grandi turbamenti e domande
Sento di aver bisogno di bellezza.
Quella bellezza pura e perfetta e armoniosa, che solo la danza regala.
Le mie cure saranno queste:
PINA, film di Wim Wenders dedicato a Pina Bausch.
Non so neanche dove lo trasmettano, forse dovrò ricorrere al solito dvd.
Pina, Neue Road Movies
ATTO DI FORZA e STRANGE NEWS, Balletto dell'Esperia, cor. Jacopo Godani, Paolo Mohovic.
fondazione TPE
In giorni in cui come investita da un'improvvisa onda troppo alta resto in apnea prima di ritornare con la testa fuori dall'acqua
In giorni di grandi turbamenti e domande
Sento di aver bisogno di bellezza.
Quella bellezza pura e perfetta e armoniosa, che solo la danza regala.
Le mie cure saranno queste:
PINA, film di Wim Wenders dedicato a Pina Bausch.
Non so neanche dove lo trasmettano, forse dovrò ricorrere al solito dvd.
Pina, Neue Road Movies
ATTO DI FORZA e STRANGE NEWS, Balletto dell'Esperia, cor. Jacopo Godani, Paolo Mohovic.
fondazione TPE
lunedì 10 gennaio 2011
domenica 2 gennaio 2011
martedì 16 novembre 2010
Sorprese e poesie
E' un periodo questo in cui molte cose mi sorprendono.
Accade come se degli spiritelli invisibili mi prendessero per mano, mi conducessero bendata in un posto, per esempio su un altopiano o su uno scoglio a picco sul mare, poi, quando mi viene sciolta la benda da davanti agli occhi, mi venisse un tonfo al cuore e rimanessi senza fiato davanti all'inaspettato panorama che vedo.
Questa è l'immagine che più o meno si avvicina a come mi sento ultimamente.
Non mi ricordo -quasi- cosa sono il cinismo e lo scetticismo che prima erano i miei scudi, la mia armatura medievale.
Amici che mi dimostrano un bene e una complicità insperate.
Persone che credevo sconosciute e che invece si ricordano di me ad un anno di distanza.
Nodi che si sciolgono grazie a perdite che diventano invece concime per nuove gemme.
Dediche che nessuno mai mi aveva fatto prima, così dirette da farmi gorgogliare il diaframma -alias: farfalle allo stomaco- alle 7.09 del mattino. (Sì, sappi che mi hai stesa stamattina)
E poi anche poesie.
Questa me l'ha mandata ieri un coreografo e danzatore che stimo tantissimo, Aldo Rendina.
Ho detto alla mia anima
aspetta senza pensare
perchè non sei pronto a pensare,
ho detto aspetta senza amore
perchè l'amore sarebbe l'amore per la cosa sbagliata
rimane la fede
ma l'amore la fede e la speranza sono tutte nell'attesa
così il buio è la luce
e la quiete la danza.
Accade come se degli spiritelli invisibili mi prendessero per mano, mi conducessero bendata in un posto, per esempio su un altopiano o su uno scoglio a picco sul mare, poi, quando mi viene sciolta la benda da davanti agli occhi, mi venisse un tonfo al cuore e rimanessi senza fiato davanti all'inaspettato panorama che vedo.
Questa è l'immagine che più o meno si avvicina a come mi sento ultimamente.
Non mi ricordo -quasi- cosa sono il cinismo e lo scetticismo che prima erano i miei scudi, la mia armatura medievale.
Amici che mi dimostrano un bene e una complicità insperate.
Persone che credevo sconosciute e che invece si ricordano di me ad un anno di distanza.
Nodi che si sciolgono grazie a perdite che diventano invece concime per nuove gemme.
Dediche che nessuno mai mi aveva fatto prima, così dirette da farmi gorgogliare il diaframma -alias: farfalle allo stomaco- alle 7.09 del mattino. (Sì, sappi che mi hai stesa stamattina)
E poi anche poesie.
Questa me l'ha mandata ieri un coreografo e danzatore che stimo tantissimo, Aldo Rendina.
Ho detto alla mia anima
aspetta senza pensare
perchè non sei pronto a pensare,
ho detto aspetta senza amore
perchè l'amore sarebbe l'amore per la cosa sbagliata
rimane la fede
ma l'amore la fede e la speranza sono tutte nell'attesa
così il buio è la luce
e la quiete la danza.
giovedì 11 novembre 2010
Les Ballets C de la B non deludono mai
Stasera ho visto "Out of context - for Pina" alle Fonderie Limone.
Ho pianto, commossa, e ho riso di gusto.
E' stato un altro di quei momenti altissimi di arte vera.
Platel non delude mai e i suoi danzatori tanto meno, sono corpi meravigliosi che si espandono nello spazio e arrivano fino a te, seduto lì con gli occhi sgranati, e ti sfiorano il cuore.
La danza è questo. Per me.
E voglio ringraziare tutti, ma proprio tutti quelli che in qualche modo mi hanno fatto danzare finora e ancora lo faranno. A cominciare dai miei genitori, che a sei anni mi mandarono a danza perchè mettevo il piede sinistro in dentro (cosa che peraltro faccio tuttora quando sono stanca...), passando per tutte le maestre di danza e gli insegnanti di una lezione, di uno stage intensivo, o di anni e anni di sudore, per finire con le persone con cui ho ballato anche con l'anima, che mi accompagnano in ogni movimento anche quando non sono lì con me, o quelle che non mi possono vedere più, quanto meno non dalla platea.
Grazie.
Ho pianto, commossa, e ho riso di gusto.
E' stato un altro di quei momenti altissimi di arte vera.
Platel non delude mai e i suoi danzatori tanto meno, sono corpi meravigliosi che si espandono nello spazio e arrivano fino a te, seduto lì con gli occhi sgranati, e ti sfiorano il cuore.
La danza è questo. Per me.
E voglio ringraziare tutti, ma proprio tutti quelli che in qualche modo mi hanno fatto danzare finora e ancora lo faranno. A cominciare dai miei genitori, che a sei anni mi mandarono a danza perchè mettevo il piede sinistro in dentro (cosa che peraltro faccio tuttora quando sono stanca...), passando per tutte le maestre di danza e gli insegnanti di una lezione, di uno stage intensivo, o di anni e anni di sudore, per finire con le persone con cui ho ballato anche con l'anima, che mi accompagnano in ogni movimento anche quando non sono lì con me, o quelle che non mi possono vedere più, quanto meno non dalla platea.
Grazie.
domenica 4 luglio 2010
Una domenica nei parchi
martedì 25 maggio 2010
And so it is..
And so it is
Just like you said it should be
We'll both forget the breeze
Most of the time
And so it is
The colder water
The blower's daughter
The pupil in denial
("The Blower's Daughter", Damien Rice)
Just like you said it should be
We'll both forget the breeze
Most of the time
And so it is
The colder water
The blower's daughter
The pupil in denial
("The Blower's Daughter", Damien Rice)
venerdì 30 aprile 2010
giornata mondiale della danza
In occasione di questa giornata speciale che si celebra il 29 aprile in tutto il mondo, ieri ho assistito alla serata di gala organizzata dalla Fondazione Egri.
Una successione di diverse coreografie, slegate tra loro, che richiamavano volutamente stili diversi, più o meno vicini al pubblico eterogeneo presente in sala.
Hanno ballato la Compagnia EgriBiancoDanza, la Compagnia DAS (DanzAtelierStudios) con un duo femminile eccezionale (Elena Rolla e Eleonora Mercatali, brave, asciutte e forti), tre danzatori del Balletto Nazionale Macedone, ma soprattutto loro:
Virágh Sóthy e Balázs Pátkai,
primi ballerini del Balletto Nazionale Ungherese di Györ.
Un passo a due su musica di Bach che mi ha commossa. Lei di una bravura, non solo tecnica, ma anche interpretativa, incredibile.
Mi ha scosso dentro, era ipnotica, ha recitato, ha ballato anche con la faccia, con la fronte, con la punta delle dita, con lo sguardo, col respiro che la faceva ansimare.
Ho pianto. Avrei voluto essere lei, così piena e generosa nei movimenti.
Un momento intensissimo di vera danza e poesia.
Per la cronaca, il passo a due era estratto dal balletto “Gaudì” di Gustavo Ramirez Sansano: gyoribalett
(Virágh Sóthy e Balázs Pátkai in Gaudì @ http://www.gyoribalett.hu)
Una successione di diverse coreografie, slegate tra loro, che richiamavano volutamente stili diversi, più o meno vicini al pubblico eterogeneo presente in sala.
Hanno ballato la Compagnia EgriBiancoDanza, la Compagnia DAS (DanzAtelierStudios) con un duo femminile eccezionale (Elena Rolla e Eleonora Mercatali, brave, asciutte e forti), tre danzatori del Balletto Nazionale Macedone, ma soprattutto loro:
Virágh Sóthy e Balázs Pátkai,
primi ballerini del Balletto Nazionale Ungherese di Györ.
Un passo a due su musica di Bach che mi ha commossa. Lei di una bravura, non solo tecnica, ma anche interpretativa, incredibile.
Mi ha scosso dentro, era ipnotica, ha recitato, ha ballato anche con la faccia, con la fronte, con la punta delle dita, con lo sguardo, col respiro che la faceva ansimare.
Ho pianto. Avrei voluto essere lei, così piena e generosa nei movimenti.
Un momento intensissimo di vera danza e poesia.
Per la cronaca, il passo a due era estratto dal balletto “Gaudì” di Gustavo Ramirez Sansano: gyoribalett
(Virágh Sóthy e Balázs Pátkai in Gaudì @ http://www.gyoribalett.hu)