Nemmeno quest'anno mi sarà dato di farti gli auguri di persona. A voce e guardandoti negli occhi, intendo.
Nemmeno quest'anno mi inviterai. Ogni anno c'è stata una buona ragione per non farlo.
E infatti non ci sarò, tra quel gruppo di amici ancora in città, per lo più colleghi vecchi e nuovi, conoscenti con rispettive fidanzate diventate amiche per la proprietà transitiva, ex compagni di scuola di università di basket di seratacce alcoliche e di discorsi fatti a notte fonda. Amici sconnessi tra loro ma collegati a te per diversissime ragioni, lì per brindare e dirti buon compleanno, o forse, alcuni, i soliti, semplicemente per scroccare una bevuta e una cena.
Nemmeno quest'anno riuscirò a non pensare a come sarebbe stato "se..".
Mi resta solo una pillola amarissima da deglutire: la constatazione che anche questa, come molte altre storie molto meno importanti per me, stia svanendo nel silenzio, nell'assenza, nella distanza. E, a breve, nell'indifferenza reciproca.
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Questo penso sia il vero fallimento dei rapporti umani: diventare indifferenti, insensibili, anestetizzati rispetto agli altri. E' una sconfitta che ha diversi gradi di gravità. Non ci si può neanche, d'altra parte, fare carico di eventi il cui avvicendarsi è più imprevedibile della nostra stessa immaginazione. Quante volte capita di pensare che con quella persona, no, non ci si perderà mai e poi mai di vista. Finché, senza quasi accorgersene, ci si ritrova a pensarla per puro caso, scoprendo che sono trascorsi dieci anni dall'ultima volta in cui ci si è parlati.
A volte capita anche di essere sorpresi, al contrario, dalla facilità con cui persone appartenenti al passato tornino nella vita presente, vi si affaccino e, con la naturalezza di quando si era poco più che bambini e compagni di classe e di giochi, ti dicano con qualche semplice gesto sguardo parola che ci sono di nuovo. Che, forse, non se ne erano mai andati del tutto.
Allora ecco che tutto torna.
All'aridità e alla freddezza di chi è stato amato più di se stessi, alla fatica di comprenderlo e stargli vicino nonostante le circostanze avverse, si oppone la facilità di condivisione e l'affetto per persone che ci sono e che tornano, in qualche maniera, a far parte della vita presente.
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Tornando a te, che stai per compiere quasi quarant'anni, il mio augurio è di diventare capace, un giorno, di seguire queste parole, di un uomo che è stato un esempio per tutti, per noi due, per gente che pensa come me e te:
"(..) Oppure te ne fotti. Cresci e ti allarghi. Vivi. Rischi."
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