C'era anche lui, dopo la proiezione, a raccontare il film e, sostanzialmente, un pezzo di sé.
Ho una passione viscerale per Nanni Moretti, che, quando dirige e interpreta film come questo, diventa la mia icona di uomo ideale. Profondo, ironico, intelligente, geniale, cinico, attraente, ombroso, a disagio (si autodefinisce così, in una critica di sé tanto assurda quanto affascinante), e anche un po' stronzo, sì, diciamolo, a tratti urticante.
E questo film è la riprova di quanta roba si possa mettere in due ore di pellicola.
Chiunque abbia già sperimentato nella vita un periodo di convalescenza di un familiare stretto, è catapultato sullo schermo, dentro la trama.
Chiunque abbia vissuto relazioni sull'orlo del perenne dubbio di fare bene e di esserci per l'altro, diventa Margherita e la comprende, la compatisce e la combatte per l'intero film.
Chiunque si domandi, ogni giorno, se sia giusto continuare a nascondersi dietro la scusa del lavoro anziché correre a casa a godersi ogni minuto della vita fatta di sentimenti, legami e persone, sente arrivare dritta al cuore la lama di ogni dialogo, ogni dettaglio, ogni sguardo perso nel vuoto della protagonista.
'Non devi fermarti al primo significato che trovi sul dizionario'...
Armatevi di coraggio e andate a vedere questo capolavoro.


