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venerdì 17 aprile 2020

"Non-so-come-chiamarlo" ai tempi del Corona Virus

Ci sarebbero un sacco di cose da scrivere in questo post.
Perché esattamente 10 anni fa proprio su questo blog raccontavo della mia scelta vegetariana, che perdura da allora.
Perché siamo in quarantena da 6 settimane a causa di una pandemia che si chiama Covid-19, volgarmente detto Corona Virus.
Perché quello stato di inebetimento, prodotto da un sentimento al quale non so e non voglio ancora dare un nome, di cui ho accennato nel post precedente, prosegue, nonostante il distanziamento sociale coatto.
Il titolo che parafrasa il romanzo di Garcia Marquez risuona solo per l'associazione istantanea che la mia mente ha fatto tra le due pandemie di co-lera e co-rona, non di certo per le vicissitudini dei protagonisti... Però questa lontananza ci obbliga tutti a riflettere tanto più - d'altronde se ne ha il tempo - quanto meno prima si era propensi a ponderare priorità, ritmi, abitudini acquisite, scelte prese non troppo consapevolmente, tempistiche discutibili e desideri profondi.
Già, i desideri.
Com'è più facile concentrarli sugli oggetti, anziché sugli eventi e sulle relazioni. (Ma qui mi fermo, perché aprirei un vaso di Pandora infinito...)
Allora butto sul tavolo tre cose che vorrei, che ho visto su una rivista sfogliata a caso e che mi hanno fatto sorridere e un po' sognare.
A volte basta proprio poco.

Questa piccola caraffa di design.



















Quest'edizione speciale di uno dei miei profumi preferiti.




















Questo libro sui giardini domestici.




venerdì 6 marzo 2020

La vita è strana.
Scherzosa, buffa, sfacciata.
Ti ripresenta conti e persone.
Ti toglie, ti anestetizza e poi ti restituisce tutto, con gli interessi.
Esistono davvero quelle persone che “fanno rumore" dentro di noi, che producono un'eco bellissima e inaspettata.
Che arrivano e diventano ingombranti all'improvviso, accaparrandosi tutti gli spazi possibili e occupandoli, in modo costante, nell'arco dell'intera giornata.
E non importa se è un casino, se non si deve, se non è il momento giusto, se non si sa dove si va a finire.
Ciò che conta è solo come si sta, in questo preciso momento, ché nessuno può garantire quanto durerà.
E allora non roviniamolo, il momento, meraviglioso, perfetto, inatteso.
Hic et nunc, qui e ora.

giovedì 24 maggio 2018

la felicità arriva sempre all'improvviso

Heart ache and pain, and misery
Lately in the world, that's all I see
And all this stuff's been goin' on way too long
When are we gonna learn from the past
Why don't we just all get along


lunedì 13 novembre 2017

'Til the love runs out

I'll be your light,
your match,
your burning sun,
I'll be the bright and black that's making you run.
And I feel alright.

I'll be doin' this,
if you ever doubt,
'Til the love runs out.


giovedì 17 settembre 2015

Un anno di.

Ci sono poi quelle sere come questa, in cui nessuno stimolo naturale -fame, sete, o sonno- ti distoglie e ti fa alzare dalla scrivania. Che sarebbe meglio eh, spegnere tutto e andare a cucinarsi qualcosa, accendere la tele, aprire una rivista a caso, fare qualunque altra cosa piuttosto che restare qui a scavare. E per crogiolarti ancor meglio in questo dondolìo di pensieri scegli pure una colonna sonora che ti inchiodi definitivamente alla sedia finché non hai finito di scrivere tutto. Tra l'altro non scegli mica un artista sensato, un musicista raffinato, o un album che ti aiuti a combattere questo spleen. No, no, vai a cercare la playlist ad hoc, quella che raccolga anche quella canzone di Tiziano Ferro (ebbene sì) che ieri in macchina sotto la pioggia al semaforo è partita a tradimento, facendoti piombare nella malinconia più totale. E in tutti i maledetti brani, che si susseguono uno dopo l'altro, riesci a trovare, ovviamente, un riferimento adeguato, uno spunto per pensare 'vedi anche a me succede proprio così'.
Ma dio santo, perché torturarsi anche quando si è consapevoli e lucidi e sani e si conosce perfettamente dove conduce il bordo del sentiero? Niente da fare, ti affidi al cammino dei pensieri e dei grumi in pancia, lo percorri fino in fondo, anche se sai che fa un po' male, anche se non sai dove mi porta.
Un anno di cose piccole. Di dettagli. Di coincidenze.
Un anno fatto di sabati, poi di settimane, poi mesi, poi vacanze estive ed eccoci qui, dopo un anno appunto. Non l'avresti mai nemmeno potuto immaginare, un anno fa.
Arrivi appena in tempo a fare il famoso passo indietro, per proteggerti, per salvarti almeno questa volta.
Eppure mica sta servendo a molto.
Ché tanto la mente richiama tutti quei bellissimi dettagli e li compone in una scenografia nitida, in cui ti proietti: nel passato svanito troppo mollemente, in un presente che è diverso e in un futuro che non sarà.
Accidenti a lui, alla sua musica, a Erri De Luca, a Caetano Veloso, ai tramonti, alle cicatrici, a quegli occhi blu. Non azzurri, non celesti, ma blu. Forse sono stati proprio loro a fregarmi.

Un anno di opportunità vissute così come venivano, senza aspettative, senza attese.
Ma ora che ti ci saresti messa, in sua attesa, ti ritrai in un guscio che speri ti faccia da scudo, almeno per un po'.



Meu coração vagabundo
Quer guardar o mundo
Em mim




mercoledì 24 giugno 2015

Cambiare fuori; e dentro?

Aggiornare costantemente un blog, quando non è un lavoro e quando si attraversa un periodo compresso (sì ho scritto compResso, la R non è al posto della L), è praticamente impossibile.
Non riesco nemmeno a leggere i blog altrui che mi interessano, figuriamoci scrivere sul mio.
Allora approfitto di questa pausa di viaggio, in cui il comfort dell'aria condizionata, il panorama di bouganville e di mare interrotto da case tinta pastello attraverso il finestrino del treno e la scomodità di raggiungere il trolley dove ho cacciato il libro, conciliano la scrittura. Quella virtuale, perché, ovviamente, nelle mie tipiche corse contro il tempo, ho sì preso il mio quaderno per scrivere, ma ho dimenticato la biro, lacuna che per me è sintomo di distrazione gravissima. Non esco mai di casa senza un supporto cartaceo e una biro o matita in borsa, nemmeno se vado a far la spesa a tre isolati di distanza, figuriamoci se vado via per il weekend. Ma che io stia uscendo (forse!) da un periodo di grandi fatiche lo so senza bisogno di evidenze e riprove.
Negli ultimi nove mesi la mia vita si è lentamente e costantemente stravolta. E non c'entrano altre trasformazioni di pari durata.
Me ne rendo conto solo ora, in cui comincio a prender fiato e a voltarmi indietro per osservarla.
Ora però vorrei scoprire se sono cambiata anche io, se si è modificato qualcosa all'interno di questo contenitore strapieno di impegni lavoro appuntamenti propositi domande proiezioni e introspezioni.  
Finora non ho avuto il tempo e, temo, il desiderio di chiedermelo. Ma, come sempre avviene, la resa dei conti è ineludibile e si trova lì a un passo e certe risposte le conosco già.
Chissà se interiormente saprò fare lo stesso grande cambiamento che ho fatto a tutto ciò che mi circonda.
Potrei diventare irriconoscibile. E per la prima volta non mi dispiacerebbe affatto.


domenica 10 maggio 2015

Di tramonti dal mare.

Tutto era nato dopo aver ricevuto una foto inaspettata, scattata alla fine di una domenica di sole fuori stagione, come oggi.
Sono trascorsi i mesi da quella foto. Otto per essere precisi.
Fatti di molte piccole cose. Anche di pause e sospensioni, chiarimenti e qualche momento faticoso.
Fatti di condivisione giornaliera di scemenze e, talora, di grandi argomenti spinosi e irrisolti.
Mesi fatti di coincidenze, di gusti che si scopre di avere in comune. Io mi sorprendo sempre quando succede. Perché trovo raro incontrare chi ami lo stesso vino, colore, fumetto, fiore, cibo, panorama.. So che è infantile sorprendersi, in generale, figuriamoci per cose così piccole e insignificanti. Ma non voglio smettere di farlo perché è uno di quei rari moti dell'animo che ti fanno sorridere dentro, che ti alleggeriscono il cuore.
Mesi fatti, soprattutto, di grande intimità. Di quella difficile da spiegare agli altri, di quella rara che ci si chiede se sia un miracolo, se non sia addirittura troppa, se possa durare ancora, o se averla trovata sia solo una gran fortuna e basta. 
Ecco tutto questo forse oggi finisce.
Ho questa sensazione, triste e ingombrante. È un senso di allontanamento, di distacco improvviso, che fa male, pur senza aver mai sognato nulla, in questi otto mesi, senza aver mai progettato futuri né vacanze insieme, per carità, senza aver chiesto o preteso cose diverse da quelle che erano lì, davanti a noi, evidenti come la luce.
Perciò, in questa domenica di sole e aria che invade la casa di profumo di gelsomini, so che non riceverò un'altra foto al tramonto come quella. Perché qualcosa è cambiato, si sono consumate le poche cartucce che c'erano a disposizione e tutto è già un ricordo. Bello ma doloroso.

lunedì 27 aprile 2015

Mia madre

E proprio perché questo weekend non mi sono fatta mancare nulla, ho anche visto 'Mia madre'. Ma non solo.
C'era anche lui, dopo la proiezione, a raccontare il film e, sostanzialmente, un pezzo di sé.
Ho una passione viscerale per Nanni Moretti, che, quando dirige e interpreta film come questo, diventa la mia icona di uomo ideale. Profondo, ironico, intelligente, geniale, cinico, attraente, ombroso, a disagio (si autodefinisce così, in una critica di sé tanto assurda quanto affascinante), e anche un po' stronzo, sì, diciamolo, a tratti urticante.
E questo film è la riprova di quanta roba si possa mettere in due ore di pellicola.
Chiunque abbia già sperimentato nella vita un periodo di convalescenza di un familiare stretto, è catapultato sullo schermo, dentro la trama.
Chiunque abbia vissuto relazioni sull'orlo del perenne dubbio di fare bene e di esserci per l'altro, diventa Margherita e la comprende, la compatisce e la combatte per l'intero film.
Chiunque si domandi, ogni giorno, se sia giusto continuare a nascondersi dietro la scusa del lavoro anziché correre a casa a godersi ogni minuto della vita fatta di sentimenti, legami e persone, sente arrivare dritta al cuore la lama di ogni dialogo, ogni dettaglio, ogni sguardo perso nel vuoto della protagonista.

'Non devi fermarti al primo significato che trovi sul dizionario'...

Armatevi di coraggio e andate a vedere questo capolavoro.




sabato 28 marzo 2015

Quelle buone idee

Stamattina ricevo un messaggio inaspettato con un invito a pranzo inaspettato da una persona inaspettata.
Un'amica di sempre, uno di quei punti fermi, che, forse proprio per la loro stessa natura solida, si commette l'errore di lasciare lì, un po' in disparte, come se appartenessero soltanto al passato. 
Ma il passato diventa presente nel momento in cui ci si rincontra, in cui basta un abbraccio, per tornare a raccontarsi le cose più difficili e più intense, e uno sguardo, per capire che quelle stesse cose non si devono nemmeno raccontare, ché si è già capito tutto.
Si annullano anni e distanze e pezzi di vite vissute. Si azzera il calendario ed è tutto identico a tanti anni fa, la domenica al Rastro a mangiar tapas sedute su uno sgabello. Anzi è molto meglio di allora. 
Ci si scopre e ritrova più forti e belle e intense.
E passano le ore e il pomeriggio vola innaffiato di vino bianco siciliano e le parole galleggiano in una piazzetta piena di volti sorridenti e di cani accovacciati accanto ai padroni ai tavolini da bistrot e di un cielo blu sopra i tetti.
Tutto sembra improvvisamente più semplice, più lineare, più bello.
Grazie per avermi mandato quel messaggio inaspettato stamattina, amica mia. Hai davvero avuto una buona idea.





sabato 7 marzo 2015

Domande e risposte che (forse) non so

Quando ti pongono domande esplicite, tipo "Ma a te sta bene così?", poi sei costretta a pensare alla risposta, anche se non è davvero richiesta.
Quella domanda ti rimbalza nella testa per ore, la scacci e lei torna. Ti smuove i neuroni a tal punto che poi nella notte fai sogni con rievocazioni inaspettate e fantasmi del passato che manco sotto sbronze di negroni multipli sarebbero ricomparsi così nitidi.
La accantoni e la seppellisci sotto i pensieri della giornata, sotto le preoccupazioni della routine, sotto il lavoro nervoso e trascinato del venerdì. Ma poi ritorna e rivendica il suo diritto di ottenere risposta.
E tu quella risposta non ce l'hai così chiara, non riesci a formularla. 
Non lo sai, davvero, se a te sta bene quest'ibrido.
Non sai nemmeno cosa preferiresti al suo posto.
Allora temporeggi. La ignori. E prosegui con il silenzio interiore, pensando alle priorità, all'agenda fitta di domani, alla casa nuova.
Consapevole che tanto, molto presto, quella domanda tornerà ad esigerla, la sua verità. 

martedì 27 gennaio 2015

Dal passato

Dal passato tornano i fantasmi, le cose irrisolte, le situazioni che temporaneamente erano state sepolte per non essere viste, ma che mai sono state dimenticate.
E io ci combatto ogni volta, anche quando non sembrano essercene, di fantasmi.
C'è poco da fare, ad un certo punto tornano.
E chi non ha saputo dar loro una collocazione precisa, prima o poi ci si imbatte e ne fa pagare le conseguenze alle persone appartenenti al presente.
Dal passato io non voglio nulla indietro. Né della mia vita, né, tanto meno, di quella degli altri.

domenica 16 novembre 2014

A tempo determinato

Dicono che sapere come andranno le cose sia rassicurante.
Dicono che l'incognito, l'imprevedibile, l'improvvisato sia invece causa d'ansia, non contribuisca alla felicità e, anzi, ostacoli il raggiungimento della serenità.
Ecco, ma che cosa si intenda per felicità poi nessuno lo spiega mai.
Certo, è soggettivo, dipende dal temperamento dell'individuo, dal contesto, dall'età. Ma alla fine credo sia un modo piuttosto univoco di percepire il proprio tempo e che si manifesti così per tutti.
Allora mi domando se sia possibile accettare che quella sensazione, così rara e preziosa, possa avere una scadenza. Perché un conto è ipotizzare che un giorno possa dissolversi - cosa che ahimè avviene nella maggior parte dei casi - un altro è sapere con certezza che ad un certo punto non meglio identificato sul calendario dovrà terminare. Una sorta di aborto programmato.
Come si può non lasciarsi intaccare dalla sensazione di perdita che si sa che avverrà per certo? Come si fa a mantenere la leggerezza?
Temo di che non lo scoprirò in tempo. Determinato, appunto.

giovedì 6 novembre 2014

And is that alright?

Leave me out with the waste
This is not what I do
It's the wrong kind of place
To be thinking of you

domenica 26 ottobre 2014

Traslochi e cambiamenti

È faticoso.
Raccattare tutto, dandogli un ordine razionale, per poter ritrovare in fretta le cose quando sarà ora di riaprire scatoloni e pacchi.
Chissà perché mi immagino che racimolare le proprie cose di fretta, come per fuggire improvvisamente, sia più ansiogeno ma molto più facile.
Invece così, con la pretesa di organizzare il cambiamento anche nei minimi dettagli, consapevoli di non riuscirci comunque, è una sconfitta in partenza.
L'ultimo trasloco risale a anni fa. Dovrebbe essere un ricordo lontano. E invece ciò che è stato immediatamente dopo è ancora vivo.
Non sarà così doloroso questa volta, lo so. Anche perché sarà un cambiamento parziale, formale, non comporterà veri spostamenti.
Però 'inscatolare' la propria vita richiede sempre una dose di distacco che ora non ho, non so perché.
Mi sembra che gli ultimi sette anni abbiano in qualche modo fermato o, almeno, rallentato la mia vita.
Probabilmente da domani riprenderò a stabilire io la velocità a cui viaggiare.
Accadrà come per magia, subito dopo aver chiuso l'ultimo scatolone.

martedì 16 settembre 2014

Cicatrici

Ho una ferita, che ancora non s'è rimarginata, che ancora non s'è fatta cicatrice.
Ma mi accorgo di aver ricevuto, a sorpresa e come un regalo, un balsamo che posso spalmarle sopra, per lenire proteggere e velocizzare il tempo sempre troppo lungo di guarigione.
Ora tocca a me trovare la forza di usarlo, anziché permanere nella bolla in cui è tutto ben noto, ma faticoso.

lunedì 1 settembre 2014

Abbandonarsi alla vita così come viene

"Amare qualcuno è una cosa bellissima e, se si tratta di un sentimento sincero, non bisogna sentirsi in un labirinto. Noi siamo tutti esseri imperfetti che vivono in un mondo imperfetto. Non viviamo misurando le distanze con la riga, gli angoli con il goniometro né controllando entrate e uscite come sul conto in banca. Ogni cosa segue comunque il suo corso e per quanto uno possa fare del suo meglio, a volte è impossibile evitare che qualcuno rimanga ferito. Occorre essere aperti e abbandonarsi alla vita così come viene, rendendosi conto di quanto sia meravigliosa".

(Haruki Murakami, Norwegian wood. Tokyo blues)


venerdì 17 gennaio 2014

Meravigliarsi, ancora

La meraviglia è rendersi conto che,
nonostante aver perso troppo, davvero troppo tempo - quei due dannatissimi anni e mezzo - per una persona che non merita, che tiene soltanto se stessa al centro del proprio pensiero quotidiano, che non ha coraggio di niente, che trascina nell'abisso delle proprie tristi insicurezze le persone che gli stanno più vicine,
nonostante tutto questo,
si sentono di nuovo le farfalle nello stomaco, più vive e potenti che mai.
La meraviglia è avere quella voglia irrefrenabile di fare programmi nuovi senza paura.
La meraviglia è poter dire che è andata molto meglio così, ancora una volta.

mercoledì 25 dicembre 2013

Sguardi

Ennesimo Natale scivolato via, nella lentezza improvvisa dopo le corse e dopo
fuoriorari lavorativi, levatacce, voli, atterraggi, arrabbiature, prove in parte superate in parte no, discorsi lasciati a metà, frasi ancora da dire, messaggi di troppo, acquisti affrettati ma azzeccati, sorprese belle e brutte, io che te l'avevo detto,  tu che l'intuito non sbaglia mai, brindisi, magnum e mathusalem, pandoro, zibibbo, sushi sashimi tiger roll e jaegermeister, ammiccamenti, disinibizioni alcoliche, sguardi rubati dal vivo.
Poi, sempre all'improvviso, sguardi scaricati dalla rete, che mi ipnotizzano attraverso il monitor e mi fanno tornare indietro a quelle farfalle nello stomaco che non sentivo da anni.
Può uno sguardo rivolto all'obiettivo di un'ignota fotografa bucare lo schermo e arrivarmi dritto così addosso?
Sì. Eccome se può.
Allora penso che il valore di emozioni come questa valgano mille altre scelte che mi rimprovero di non aver fatto e altrettante svolte che non ho saputo intraprendere per condurre una vita più 'regolare' della mia.
Ritorno alle origini. A come sono io, senza condizionamenti.
E per farlo scelgo questa canzone, abusata, ma che è stata la colonna sonora della mia prima casa appena tinteggiata di verde bottiglia.
Aprii la porta della casa vuota che odorava di vernice, tirai su l'interruttore della luce e dalla radio dell'imbianchino, rimasta attaccata alla presa, come per magia partì questa canzone.
Buon Natale.




martedì 17 dicembre 2013

Insomnia

Troppi pensieri 
Che tolgono il sonno 
Anche in una notte di luna piena come questa.

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