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sabato 7 marzo 2015

Domande e risposte che (forse) non so

Quando ti pongono domande esplicite, tipo "Ma a te sta bene così?", poi sei costretta a pensare alla risposta, anche se non è davvero richiesta.
Quella domanda ti rimbalza nella testa per ore, la scacci e lei torna. Ti smuove i neuroni a tal punto che poi nella notte fai sogni con rievocazioni inaspettate e fantasmi del passato che manco sotto sbronze di negroni multipli sarebbero ricomparsi così nitidi.
La accantoni e la seppellisci sotto i pensieri della giornata, sotto le preoccupazioni della routine, sotto il lavoro nervoso e trascinato del venerdì. Ma poi ritorna e rivendica il suo diritto di ottenere risposta.
E tu quella risposta non ce l'hai così chiara, non riesci a formularla. 
Non lo sai, davvero, se a te sta bene quest'ibrido.
Non sai nemmeno cosa preferiresti al suo posto.
Allora temporeggi. La ignori. E prosegui con il silenzio interiore, pensando alle priorità, all'agenda fitta di domani, alla casa nuova.
Consapevole che tanto, molto presto, quella domanda tornerà ad esigerla, la sua verità. 

giovedì 6 novembre 2014

And is that alright?

Leave me out with the waste
This is not what I do
It's the wrong kind of place
To be thinking of you

lunedì 30 settembre 2013

Risposte al caffè

Quando stamani ho fotografato la mia caffettiera forse una parte del mio subconscio prevedeva che qualche ora dopo avrei avuto bisogno di attingere a questa immagine per trovarvi conforto e consolazione domestica.
Come ad esempio in questo momento, in cui mi ritrovo a chiedermi chi me lo fa fare, con quale metro di giudizio sono valutata quando lavoro, qual è l'aspettativa nei miei confronti, a chi o che cosa dovrei tendere per fare meglio.
Perché in assoluto davvero non lo so.
E, anziché brancolare in cerca di risposte, ora vorrei annegare i pensieri in una tazza di caffè bollente.





lunedì 29 dicembre 2008

Milano, la Spagna, Natale e gli sms da decifrare

E' da un po' di tempo che non scrivo qui e me ne dispiace tanto. In più occasioni mi sono ripromessa che avrei fissato, ammesso che ciò davvero avvenga qui dentro, sul mio blog i pensieri che mi stavano attraversano il cervello, ma mai sono riuscita a mantenere il proposito. Non tutti i pensieri avrei voluto fissare, solo alcuni, solo quelli più belli? positivi? autentici? concreti? profondi? No, solo quelli più inaspettati. Già, perchè ci si ritrova a pensare cose che non ci si sarebbe mai immaginati di elaborare nel subconscio e che invece, puf, così senza preavviso logico, si trasformano in una sequenza fumosa che accanitamente si tenta di inquadrare razionalmente. Ma cosa c'è, poi, di razionale nel sentire un odore mentre si scende dal treno e si aspetta un'amica nell'atrio freddo di Stazione Centrale? O nel lasciarsi invadere gli occhi dal tripudio di sfumature di verde delle piante grasse in una serra? O nell'assaporare un risotto al radicchio nel ristorante di un negozio in cui si trovano le piante di cui sopra, ma anche quei mobili etnici che si sarebbero sempre voluti comprare per il soggiorno, gli addobbi natalizi in feltro, gli oggetti di design fatti apposta per i giovani architetti vittime del bello e del futile e tutti, ma dico TUTTI!, gli utensili da cucina che nemmeno Ferràn Adrià possiede? O ancora nel camminare storti sul marciapiede bagnato di pioggia perchè al posto di un aperitivo-cena si è finiti con lo stordirsi di doppio (forse era triplo?) giro di negroni nell'unico locale in cui non fanno happy hour per poi proseguire con doppio bombay tonic in una discoteca gremita di ventenni? O nel ridere a crepapelle perchè dal brunch più cool di Milano si è usciti che si puzza come un pancake fritto nello strutto? Non trovo nulla di razionale neanche nel dover trattenere una lacrima di nostalgia perchè improvvisamente su un programma idiota in tivù compare una ripresa all'aperto di una calle madilena molto ben conosciuta, perchè sento parlare in castellano e mi si ferma il cuore, perchè mi arriva una mail da Valencia e provo un'invidia feroce per chi ha scelto di vivere là, perchè sento ancora gli odori dell'androne e delle scale di Santo Domingo primero/C, perchè mi manca quella sidra alla spina che bevevo al posto della birra, perchè mi sentivo libera e forte. Nulla di tutto questo contiene razionalità, eppure, a tutti i costi, si tenta di dargliene parvenza, lo si strattona, allunga, stropiccia, comprime, pur di farlo rientrare all'interno del cubo di plexiglass della nostra mente. Mi chiedo perchè sotto Natale tutto sia più bello ma più triste, più facile ma più definitivo. Le tradizioni che si tenta di ripetere ogni anno uguali, ma che uguali non possono essere mai. Le ricorrenze che cambiano perchè al nostro fianco non ci sono le stesse persone. I biglietti augurali che ci si ostina a riscrivere perchè l'anno passato non ha risposto alle aspettative augurate il Natale precedente. 'Sarà un 2009 splendido per tutti!!', promettono astrologi, astronomi, meteorologi, astronauti. Forse sì, proprio loro, da così lontano nello spazio, potrebbero darci qualche consiglio sensato, forse delle loro previsioni mi fiderei.. Perchè io di previsioni proprio non so farne, non voglio e forse ne ho paura. Non riesco più neanche a decifrare un sms, non riesco a comprendere il significato che sta imprigionato entro quei 160 caratteri minuscoli ed evanescenti. Perchè per capirli mi metto davanti al computer e cerco, cerco, cerco e trovo le conferme ad un'inspiegabile voce che mai ha smesso di parlarmi e rammentarmi che cosa voglio davvero per il prossimo anno e, forse, per la prossima vita. No, di previsioni meglio non parlare per ora. Lasciamo che tutto corra come vuole. Per ora mi astengo da nuovi desideri e ritorno a quelli vecchi... che tanto sono rimasti inespressi... Buon anno, a chi non smette di cacciare in quel cubo di plexiglass tutti i suoi sogni più folli.

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