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venerdì 17 aprile 2020

"Non-so-come-chiamarlo" ai tempi del Corona Virus

Ci sarebbero un sacco di cose da scrivere in questo post.
Perché esattamente 10 anni fa proprio su questo blog raccontavo della mia scelta vegetariana, che perdura da allora.
Perché siamo in quarantena da 6 settimane a causa di una pandemia che si chiama Covid-19, volgarmente detto Corona Virus.
Perché quello stato di inebetimento, prodotto da un sentimento al quale non so e non voglio ancora dare un nome, di cui ho accennato nel post precedente, prosegue, nonostante il distanziamento sociale coatto.
Il titolo che parafrasa il romanzo di Garcia Marquez risuona solo per l'associazione istantanea che la mia mente ha fatto tra le due pandemie di co-lera e co-rona, non di certo per le vicissitudini dei protagonisti... Però questa lontananza ci obbliga tutti a riflettere tanto più - d'altronde se ne ha il tempo - quanto meno prima si era propensi a ponderare priorità, ritmi, abitudini acquisite, scelte prese non troppo consapevolmente, tempistiche discutibili e desideri profondi.
Già, i desideri.
Com'è più facile concentrarli sugli oggetti, anziché sugli eventi e sulle relazioni. (Ma qui mi fermo, perché aprirei un vaso di Pandora infinito...)
Allora butto sul tavolo tre cose che vorrei, che ho visto su una rivista sfogliata a caso e che mi hanno fatto sorridere e un po' sognare.
A volte basta proprio poco.

Questa piccola caraffa di design.



















Quest'edizione speciale di uno dei miei profumi preferiti.




















Questo libro sui giardini domestici.




sabato 20 luglio 2013

C'era una volta Campus

Qui, in via Urbano Rattazzi 4, una volta c'era la libreria Campus. 
























Ci venivo a comprare i libri di scuola, dal sussidiario in avanti, quelli per le vacanze, quelli per la maturità, quelli da regalare impacchettati nella loro carta verdone con la scritta in oro. 
I 'commessi' (mi vergogno a definirli tali) erano dei pozzi di scienza e cultura, sapevano dare consigli precisi e sollevare la curiosità per altri autori e temi e punti di vista. 
Ricordo il libraio claudicante che fumava il sigaro. Provavo un timore reverenziale nei suoi confronti. Come se dovesse interrogarmi prima di permettermi di comprare tale libro anziché tale altro.
Poi c'era una signorina (che allora avrà avuto vent'anni..) piccolina coi capelli corti e scarmigliati, che mi immaginavo sempre stesse per pubblicare qualche saggio di critica della letteratura greca tanto era sempre preparata su autori edizioni traduzioni e approfondimenti. Camminava velocissima con le sue scarpe basse, spariva tra gli scaffali e rispuntava con più testi di quelli che le avevo chiesto, così potevamo scegliere insieme il più adatto.
E mi ricordo ancora di un'altra signora (lei ne avrà avuti trenta, di anni), bellissima, con un'immensa chioma bionda e riccia, due occhi giganteschi color nocciola e un sorriso stupendo. Pensavo che da grande avrei voluto esser come lei, fare il suo lavoro. Una sera di qualche estate fa l'ho incontrata presso i banchetti di una libreria all'aperto, ai Murazzi, ci siamo messe a chiacchierare e le ho detto che mi ricordavo di lei. Parlando ho scoperto che l'autore del libro che avevo in mano era un suo caro amico - forse in passato era stato anche un suo amante, ho pensato io, per via del tono affettuoso e intimo con cui lo elogiava.

Ci passavo delle ore, alla Libreria Campus, tra quelle pile di libri odorosi, e uscivo sempre con più libri del previsto.

Ora c'è un'hamburgheria con una mucca dorata davanti, in cui non metterò mai piede. 
La cosa mi inorridisce, non solo perché sono vegetariana, ma anche e soprattutto perché ormai la fame di cibi a basso costo ha vinto su quella di letture e di scambi di idee e opinioni con cervelli vivaci come quelli di chi si nutre di sapere, di chi è curioso della vita e di chi mantiene lo sguardo critico sul mondo.

lunedì 29 marzo 2010

e provare a cambiare?

Colgo l'occasione dell'avvicinarsi del periodo pasquale, in cui si tende a consumare molta carne (io per prima ho mangiato agnello o capretto con patate fino a Pasqua scorsa...) per consigliare a tutti di riflettere su questa scelta.

Non è per essere estremisti, io non sono (ancora?) vegetariana, non voglio prendere posizioni radicali, ma ci tengo a diffondere quanto meno la consapevolezza di alcune scelte che a noi sembrano soltanto alimentari, ovvero volte a onorare la sacrosanta tradizione culinaria della "buona tavola", alla quale non è il caso di rinunciare, ma che in realtà hanno impatti ben più ampi: sull'inquinamento, sull'economia mondiale, sull'ecosistema.
Lo so sembrano discorsi lontani, ma davvero non conosciamo a fondo l'impatto che hanno queste scelte.
Sto leggendo un libro interessantissimo, scritto da uno scrittore - e non certo da un invasato ("Se niente importa. Perché mangiamo gli animali" di Jonathan Safran Foer, stesso autore di "Ogni cosa è illuminata" tanto per intenderci) - che non riporta slogan da hippy naturisti, ma numeri e casi studio e che mi sta facendo cambiare alcune delle mie idee.

Non so, dopo un'intera vacanza malgascia basata a mangiare carne di zebù, spiedini di zebù, polpette di zebù e forse anche snack di zebù... ora rivedo un po' le mie abitudini e capisco che alcune cose, volendo, possono cambiare. Basta volerlo.

Pensateci anche voi, con quel senso critico di chi si guarda dall'esterno, di chi coglie le differenze, di chi è capace di cambiare opinione senza vergognarsene.

Qui alcuni link, per cominciare a rifletterci su.

cambiamenu
impatto delle ambientale scelte alimentari
macelli in Europa

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