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giovedì 21 novembre 2013

Arctic30

Oggi scrivo un appello importante.
Molti ne saranno a conoscenza, ma chiedo a chi passa di qua di firmarlo e diffonderlo, sul proprio blog, sulla pagina facebook, via twitter, a voce. Ogni mezzo di comunicazione è un veicolo efficace per farsi sentire, visto che le istituzioni e i governi, troppo invischiati nel business petrolifero mondiale, non si muovono quanto dovrebbero e potrebbero.

30artistixArtic30


18 settembre - L'equipaggio dell'Arctic Sunrise sta protestando pacificamente contro le trivellazioni della compagnia petrolifera Gazprom, la prima destinata ad estrarre petrolio dall'Artico. Due attivisti tentano di scalare la piattaforma per appendere uno striscione, ma vengono fermati dalla guardia costiera russa.
Il giorno successivo la guardia costiera russa abborda illegalmente la nave Arctic Sunrise in acque internazionali, arrestando le altre 28 persone a bordo, tra cui l'italiano Cristian d'Alessandro. La nave viene trainata a Murmansk dove nei giorni seguenti iniziano i processi.

Gli Arctic30 erano lì per testimoniare la distruzione di un delicato ecosistema: le compagnie petrolifere approfittano dello scioglimento dei ghiacci per perforare alla ricerca di petrolio. L'Artico è un posto meraviglioso, habitat di specie uniche come orsi polari, volpi artiche. Le trivellazioni minacciano la loro casa e il clima dell'intero Pianeta.

In che modo la mia firma può aiutarli?

Abbiamo inviato più di 2 milioni di lettere da tutto il mondo: più siamo, più possiamo fare pressione. Anche personaggi della politica, della cultura e dello spettacolo hanno preso posizione in solidarietà degli Arctic30.
Sono accusati di pirateria e vandalismo, reati per i quali in Russia si rischiano rispettivamente 15 e 7 anni di carcere. Sono accuse ingiuste e spropositate: gli Arctic30 hanno manifestato in modo pacifico nell'interesse di noi tutti.

Ogni firma è una lettera inviata.
Ogni lettera inviata è una richiesta di liberazione.
Firma anche tu!


venerdì 9 agosto 2013

Dei pozzi in Mali e di molto altro


Leggere racconti come questo (50 metri di separazione, dal blog di Find the Cure) fa sentire stupidi.
Stupidi e dannatamente impotenti.
Stupidi per tutte le volte in cui ci si lamenta di un’inezia, perché ognuno ha la sua personale frustrazione per qualche inezia che va storta nel corso del proprio ménage quotidiano.
Impotenti per il peso insopportabile che grava sulla consapevolezza di ciò che resta da fare rispetto all’inifinitesimo che si riesce a fare.
Poi però torna alla mente, quasi per coincidenza che coincidenza non è, una storiella di un colibrì che per salvare la foresta dalle fiamme riempie il suo minuscolo becco d’acqua, consapevole che così sta facendo la sua parte…
Grazie a Find The Cure e grazie a tutti gli amici che contribuiscono alla realizzazione di questi pozzi e di molte altre opere future che, come piccoli colibrì, sapremo fare, insieme, tenendoci per mano.

mercoledì 26 giugno 2013

Save the Arctic

Se quest'orso polare potesse parlare, ci chiederebbe di salvare l'Artico!


 















Negli ultimi 30 anni abbiamo perso 3/4 della calotta polare Artica. 
Non c'è più tempo da perdere.
Chiediamo ai leader del mondo di proteggere il Polo Nord su SAVE THE ARTIC

Ad oggi ad aver firmato siamo più di tre milioni trecento mila. L'obiettivo è raggiungere i 5 milioni.
Passate parola!

Potete leggere cose utili anche qui.

martedì 15 maggio 2012

La vita continua

Navarre il lupo non c'è più.
La vita continua, sempre. Anche dopo un lutto, anche dopo una lacerazione.
Però Navarre era diventato un simbolo, dell'amore, dell'antispecismo, del superamento dei luoghi comuni, dell'efficacia mediatica quando i media sono usati per finalità sensate. Del legame, indissolubile, tra uomo e natura. Quindi è durissima accettare questo epilogo.
Di una cosa, tuttavia, sono felice: grazie alla storia di Navarre molti, come me, sono venuti a conoscenza di questo Centro di Tutela e Ricerca e si è aperto un piccolo spiraglio di speranza, di orgoglio, un piccolo moto che alimenta quel senso di appartenenza a una società che può essere migliore di quella che si vede tutti i giorni.

CENTRO TUTELA E RICERCA FAUNA ESOTICA E SELVATICA - MONTE ADONE
 


giovedì 5 aprile 2012

Ma cosa mangi?

Che sono vegetariana è, ormai, cosa nota.
Lo sono diventata esattamente due anni fa, proprio in occasione della Pasqua.
Accolgo con particolare accoramento le parole di Veronesi e invito i miei saltuari lettori (saltuari non per colpa loro, ma perché scostanti e disomogenei sono i miei post!) a leggere tutto il suo discorso, che riporto qui sotto.
Lo condivido in toto e spero, profondamente, che qualcuno, dopo averlo letto anche soltanto per curiosità, si ponga domande e trovi risposte non di comodo, non ovvie, ma plausibili e concrete.
Buona Pasqua a tutti.

Fermiamo, vi prego, la barbarie degli agnellini sgozzati

Si avvicina la Pasqua e, come ogni anno, si prospetta per me un periodo doloroso, perché penso a quanti animali, in nome di questa festa, verranno massacrati. Penso ai capretti e in particolare agli agnelli che, per il loro aspetto così bianco e morbido, tutto ispirano fuorché violenza e sangue. Le madri sono state messe incinte in tempo per partorire cuccioli da uccidere quando ancora succhiano il latte dalle loro mammelle, così che la loro carne sia più morbida per il palato umano. Io trovo che questa sia una barbarie. Chi, come me, ama tutti gli esseri viventi, li vede come parte di un unico disegno biologico e li rispetta, non fa distinzione fra animali di serie A e di serie B: semplicemente trova assurdo ucciderli e ingoiarli. Inoltre sono pacifista e perseguo la mitezza d’animo.

Dunque non tollero nessuna forma di violenza, anche quella perpetrata nei confronti degli animali, che non possono difendersi e far valere le proprie ragioni. Io voglio pensare che chi mangia tranquillamente la carne di agnello forse non ne ha mai visto uno. L’agnellino è un cucciolo delizioso, allegro, affettuoso, che ispira una grande tenerezza. Per questo forse, più passa il tempo più l’idea stessa di mangiarlo mi ripugna. Non metto in dubbio che il gusto della sua carne possa risultare piacevole. Ma può il criterio della bontà del gusto giustificare eticamente ogni atto con il quale ci procuriamo il cibo? Esiste un’etica del cibo che va la di là del “saporito o non saporito”, perché il modo in cui ci alimentiamo ha un impatto sulla natura tutta, animali compresi, che ne sono un’espressione straordinaria.

Il rispetto per la vita è una delle grandi conquiste dell’uomo, ed è un segno di civiltà. E la vita non è solo la “nostra” vita. Chi rispetta la vita dovrebbe rispettarne ogni forma. Gli animali, soprattutto i mammiferi, hanno un elevato livello di consapevolezza, coscienza, sensibilità e molti di loro hanno la capacità di sviluppare sentimenti. Esiste un’ampia letteratura scientifica in questo settore, a cui io aggiungo la mia esperienza personale: sono cresciuto in un una cascina e gli animali sono stati i miei primi compagni di gioco. Non solo cani o gatti, ma anche vitelli e agnelli. Posso assicurare che si affezionano, sono gelosi, possessivi ed hanno espressioni del loro sentire straordinariamente simili alle nostre. Per questo io credo che abbiano il diritto di non essere uccisi e di non subire violenza. Rispettando gli animali, rispettiamo noi stessi, la natura di cui facciamo parte e, soprattutto, rispettiamo il valore della vita.

Umberto Veronesi


lunedì 27 febbraio 2012

Perché amo gli animali?


Perché amo gli animali?
Perché io sono uno di loro.
Perché io sono la cifra indecifrabile dell'erba,
il panico del cervo che scappa,
sono il tuo oceano grande e sono il più piccolo degli insetti.
E conosco tutte le tue creature:
sono perfette in questo amore che corre sulla terra per arrivare a te.


(Alda Merini)

giovedì 2 febbraio 2012

Della (No)Tav di cui nessuno dà corretta informazione

Riporto qui una nota, che ho già condiviso su Facebook, ma che spererei fosse letta da qualcuno in più grazie a questo blog.
Io sono tra i torinesi indignati per tutto questo:
Ma condivido in toto quanto scritto qui sotto.
Per favore leggetelo, soprattutto chi di voi non è torinese, né piemontese, che probabilmente non si ritiene toccato dalla questione. La quale, invece, tocca le tasche e la coscienza di tutti noi.


Cari cittadini torinesi indignati per le scritte NOTAV durante la manifestazione di sabato,

io penso che voi abbiate perfettamente ragione.

Scrivendolo mi sento un po’ a disagio, come capita quando si afferma un’ovvietà. Sento pero’ il bisogno di ribadirlo, poiché a quella manifestazione avrei potuto partecipare anche io, non fossi rimasto a casa mia a Lyon. Di certo avrei provato imbarazzo nell’essere additato ad imbrattatore di muri e una notevole frustrazione le vedere le mie e di altre ragioni adombrate dai gesti di pochi esagitati.

Io avrei partecipato alla manifestazione perché sono fermamente contrario alla realizzazione della Torino-Lyon. Lo sono in qualità di cittadino italiano, di ingegnere e di pendolare su quella tratta. La mia contrarietà non é legata a pulsioni rivoluzionarie anti-sistema, logiche localistiche, antiprogressismo, luddismo modernista o sindromi nimby... ma all’imporsi di due problemi, quello del debito pubblico e della sua generazione e del consumo di risorse energetiche e ambientali. Sono problemi impellenti che impongono la necessità di politiche responsabili in grado di fronteggiarli, ottimizzando il rapporto tra spese e benefici attesi.

In questa prospettiva la Torino-Lyon, e gran parte della rete AV/AC italiana, é un esempio lampante di scelte incuranti di questi principi, finalizzate a dopare la crescita creando debito. É un’opera dall’indimostrata utilità, volta al consumo di consistenti risorse economiche ed energetiche per indurre benefici ignoti ai piu’ (tra gli addetti ai lavori). Nell’affermare questo riprendo semplicemente le conclusioni del Conseil des Ponts et Chaussées, un’autorevole istituzione di controllo dell’amministrazione francese dall’indiscussa indipendenza (il documento é in rete, Rapport d’audit sur les grand projets d’infrastructures de tranport N°2002-0190-01). Essendo chiamata a valutare il progetto, una decina di anni fa, la commissione ha concluso come segue:

(Pag 60) “[...] gli studi socio-economici condotti sono lontani dal dimostrare l’interesse di questo progetto per la collettività. A questo proposito, la commissione constata innanzitutto che gli studi condotti da Alpetunnel (i proponenti, oggi la Lyon Turin Ferroviaire, ndr) si fondano su un metodo opinabile: le ipotesi sull’evoluzione del traffico merci sono particolarmente ottimiste, [....]. In ogni caso, anche in questo quadro metodologico non corretto, gli indicatori di interesse socio-economico sono risultati negativi, a causa delle ingenti risorse finanziarie richieste alla realizzazione del progetto.”

Un analogo parere é stato pubblicato ieri, sulle pagine del sole24, che riprende un ennesimo studio del politecnico di Milano (Il Sole 24ore "Promossa solo la Milano-Roma").

Entrambe le valutazione dicono, in modo forbito, che questa é un’opera inutile, e che é motivata da domande di traffico truccate (il bon-ton dei documenti ufficiali impone la formula “troppo ottimistiche”). Sono trucchi che hanno un’unica giustificazione: trovare un pretesto per costruire, dirottando sulle imprese di pochi (banche e galassia dei costruttori, ma non solo) le risorse della collettività.

Questo avviene perché fare debito (di tutti) realizzando opere pubbliche inutili, e per le quali non si avrà oneri gestionali, é il modo più semplice ed efficace per fare soldi. Sono imprese per le quali non c’é concorrenza internazionale, senza limiti di tempo impellenti per terminare i lavori, e che non necessitano di alcun investimento in ricerca e sviluppo, poiché si basano fondamentalmente su tre attività: movimentare terra, fare cemento e dedicarsi a intense campagne di lobbying.

Per avere un riscontro di tutto cio’ basta guardare a quanto già successo per la AV/AC Torino-Milano, senza aspettare che si riproduca tra Torino e Lyon. Doveva costare 1,2 Miliardi (secondo standard europei) e ne é costata 8: ne mancano all’appello quasi 7, spesi non si sa come, che ne fanno la linea senza gallerie più cara al mondo (a chilometro). Detiene anche un altro record, in quanto linea AV/AC più sottoutilizzata al mondo: 18 treni al giorno su una linea concepita per 300 (si veda l’articolo del sole24ore), e soprattutto nessun treno merci. In sintesi: costosa e inutile.

Per questi motivi avrei manifestato, pensando che siano ragioni condivisibili dai più, se su questi argomenti fosse fatta un’informazione completa e corretta. E penso che in futuro sarebbe davvero un peccato abbandonare queste ragioni al dominio dei soli imbrattatori di muri, lasciando degenerare un dibattito e trovarsi di fronte a dilemmi analoghi a quello cantato anni addietro da De Gregori:

“Tu da che parte stai? Stai dalla parte di chi ruba nei supermercati? O di chi li ha costruiti.... rubando?”


Pietro Salizzoni
Maître de Conferences
Ecole Centrale de Lyon

(pubblicata da Pietro Salizzoni il giorno mercoledì 1 febbraio 2012)

martedì 13 settembre 2011

S O S

Sarebbe facile e naturale sentirsi sconfitti.
Verrebbe voglia di badare solo più ai propri fiori sul terrazzino di casa.
Si starebbe meglio se si leggessero romanzi e saggi di filosofia e si disquisisse di arte e bellezza.
Ma il pianeta merita questa fatica.
Sono felice di sostenere Greenpeace.
E' poco, ma è pur sempre qualcosa.

SOS MARE

giovedì 8 settembre 2011

Mattanza. Di delfini.

Io no so più cosa dire.
Informiamoci, pensiamo, analizziamo, diffondiamo conoscenza.
L'ignoranza (ovvero, la comoda sordità rispetto alle notizie che ci danno fastidio) equivale ad essere complici.

giovedì 1 settembre 2011

Chi più sa più soffre

Non capisco se è un'esagerazione, se è frutto di un accesso di emotività, se è un modo per deviare l'attenzione su altro, di ordine più grande rispetto ai problemi quotidiani di normale amministrazione.
Sta però di fatto che provo una grandissima sofferenza ogni volta che mi arrivano notizie di soprusi, ingiustizie, abusi. Ovviamente quelli perpetrati sull'essere umano, debole per età o mancata autonomia o contingenza socio culturale (anziani e bambini, disabili, poveri). Ma anche quelli inflitti agli animali.
Soffro fisicamente, mi viene voglia di vomitare, mi si contorcono le budella.
Quanto più ci si informa, tanto più si approfondisce e si conosce e, ergo, si soffre.

Mai come in questo periodo sono stata convinta della mia svolta vegetariana.
Sto cercando di fare scelte anche vegetaliane (o vegane come è di moda dire oggi), quindi decido di comprare solo più le uova dai contadini al mercato, quelle avvolte nella carta di giornale, con un po' di cacca di gallina residua e coi puntini più scuri sul guscio e dalle dimensioni non da uovo di pasqua ma che ti permettono di chiuderle in un pugno.
Compro burro (in gran quantità per poi suddividerlo e ritirarlo in freezer) e toma e ricotta da un'amica dei miei che vive sei mesi all'anno in una malga in alta montagna e, quando proprio mi scappa la gola, mozzarella di bufala campana possibilmente non industriale.
Cerco di diffondere con serenità queste informazioni tra gli amici scettici, anche quelli che, con un ghigno smorfioso, mi chiedono "ma sei ancora vegetariana??" come se fosse una malattia che prima o poi va debellata.
Quanto più leggo, tanto più mi compiaccio della mia scelta e vorrei urlare a tutti che si può vivere benissimo e in piena salute senza mangiare animali.

E' dura: è come votare a sinistra e tenere le parti del compagno di classe più basso e mingherlino e tifare Toro e indignarsi per le raccomandazioni sul lavoro e pagare sempre il biglietto del bus. Ma lo faccio da sempre e voglio continuare a farlo senza esitazioni.
Se avessi dei figli questo sarebbe il mantra quotidiano al quale li sottoporrei, più importante di qualunque altro insegnamento. Conscia che, al contempo, sarebbe la loro condanna alla sofferenza.

---

A proposito di difesa di esseri deboli, oggi ho scoperto questo sito: orsidellaluna.org di cui parlo più approfonditamente nella sezione Veg&Animals.


Fino a quando la "morale corrente", ossia la maggioranza delle persone, continuerà a considerare gli altri esseri viventi degli "oggetti", anziché dei "soggetti" (ossia esseri coscienti e sensibili, a vari livelli, come gli umani), ogni voce a loro favore resterà lettera morta. Per superare tale barriera occorre primariamente che siano conosciute dai più le origini e le conseguenze della cultura specista, affinché riemerga il sentimento rimosso dalla sua imposizione: il rispetto dell'uomo per le altre specie.

Il razzismo giustifica la lotta tra le specie - e nell'ambito della stessa specie - con il principio pre-morale della selezione naturale. Pertanto, opera una classificazione degli esseri viventi (anche umani) in base al presunto grado di "superiorità", riconoscendo o meno ad essi - arbitrariamente - i diritti alla vita, alla libertà, e all'uguaglianza.

Lo specismo limita tale concetto alle specie diverse da quella umana, ritenendo solo quest'ultima degna di tali diritti, in base ad una concezione esclusivamente antropocentrica.

L'etica aspecista nasce dal principio che i diritti alla vita, alla libertà, e all'eguaglianza non possano essere negati ad alcun essere cosciente e sensibile (ossia senziente).


lunedì 25 luglio 2011

domenica 4 luglio 2010

Una domenica nei parchi




















...ho passato una domenica meravigliosa,
in mezzo alla natura,
con la mia cagnolina
e con degli elfi con cui ho danzato sulla musica di jambè e xilofono.
Magia pura.

mercoledì 30 giugno 2010

energia

....Energia energia energia....
Orizzonte all'infinito
Forze della Natura
Panorami senza confine
Energia energia....
La mia Africa che mai dimentico.

venerdì 21 maggio 2010

Pensieri grevi, lievi, accartocciati.

Oggi ho aggiornato qualcosa nelle sezioni Green e Vegs&Animals.
Non ho molta voglia di scrivere altro.

Ho molti pensieri, grevi, lievi, accartocciati.
Vorrei farne una pallina e buttarli nella spazzatura.

Ho una piccola grande preoccupazione per un essere cui voglio bene, la mia cagnolina.
Sta molto male, è stata avvelenata. Veleno per topi in giro per le strade? Polpette avvelenate nei giardini? Non si sa. So solo che la noncuranza, nel primo caso, e la cattiveria, nel secondo, ora fanno stare molto male un essere indifeso e innocente.

Non ho più tanta forza (o voglia?) di trovare energie anche per chi non ne ha da sè. Forse il tempo sta scadendo. Forse è già scaduto da un pezzo e sto facendo tanta fatica per nulla, come se continuassi a nuotare in una vasca senza acqua. Fa un po' sorridere la scena: un corpo che nuota a rana appoggiato sul fondo asciutto della piscina. Mi sento così, mi fanno sentire così gli altri, forse.
E poi a me chi ci pensa? mi chiedo. Quando io le avrò esaurite, chi mi aiuterà a trovarne altre? Si autogenereranno? Speriamo. Per ora posso attingere a quelle poche rimaste, ma ho tanta paura che stiano per finire...









Terza di copertina di "Scene dalla vita di un villaggio", di Amos Oz, Ed. Feltrinelli.

giovedì 22 aprile 2010

Oggi è........

....la Giornata Mondiale della Terra










(e quest'immagine @Google mi ricorda tanto un bellissimo murales...)

mercoledì 21 aprile 2010

vorrei impallinare tutti i cacciatori

La stagione venatoria è ancora in fase di discussione alla Camera.
Bruxelles accusa l'Italia per l'eccesso di deroghe sulla caccia e ovviamente il governo spiana la strada alla crescita di queste deroghe.
Io non so più cosa pensare del mio paese. Mi fa sempre più schifo.


Riporto il commento a un articolo del Corriere della Sera da parte di un lettore.
Lo condivido in pieno:

Inutile fare discorsi del tipo: è solo il 2%, non sono grandi numeri. Il primo presupposto è che vengono uccisi per divertimento, non regge neppure la scusa dell'equilibrio faunistico perché le specie oggetto di caccia con questa modifica non generano alcun danno né sono da controllare, anzi proprio perché se la passano male per via di tutti i problemi che vanno incontro (frammentazione degli habitat, distruzione degli habitat, agricoltura intensiva, bracconaggio...) NON VEDO E NON CAPISCO come cacciarli possa aiutarli. Inoltre i numeri evidenziano proprio il controsenso. Ammettiamo pure solo 3-4 uccelli uccisi a testa per i soli giorni di caccia in più a febbraio... per almeno 600.000 cacciatori (ed è un dato sottostimato perché la legge consente ben altri carnieri sui migratori), quanto fa: 1,8 milioni o 2,4 milioni. 2 milioni di uccelli migratori che già se la passano male per tutti i problemi sopra citati, uccisi per cosa: DIVERTIMENTO. Complimenti. Questi stessi numeri dimostrano come tale modifica di legge non abbia alcuna utilità ne base scientifica.
E' o non è uno schifo???

Qui alcuni aggiornamenti:
Soltanto 10 giorni in più Via libera della Camera (di ANTONIO CIANCIULLO)
Caccia, trenta deputati Pdl "Non votiamo doppietta libera" (di ANTONIO CIANCIULLO)

giovedì 1 aprile 2010

Il loro lamento è il nostro

LA STORIA
Il pianto degli agnelli e il dolore del mondo
Susanna Tamaro
(@ corriere della sera)

(...) Le urla degli agnelli sono un rumore di fondo, uno dei mille rumori che frastornano i nostri giorni. E forse non sapere ascoltare questo lamento è il non saper ascoltare tutti i lamenti — i lamenti delle vittime delle guerre, dei malati, dei bambini torturati, uccisi, delle persone seviziate (...) È anche il non saper ascoltare il nostro lamento, di persone sazie, annoiate, risentite, incapaci di vedere altro orizzonte oltre quello del nostro minuscolo ego, incapaci di interrogarci, di affrontare le grandi domande e di accettare il timore che, da esse, inevitabilmente deriva.
Consiglio la lettura di questo commento pubblicato sul corsera.
Non amo la Tamaro, ma condivido appieno questo suo articolo.
Leggetelo e riflettete, davvero.

lunedì 29 marzo 2010

e provare a cambiare?

Colgo l'occasione dell'avvicinarsi del periodo pasquale, in cui si tende a consumare molta carne (io per prima ho mangiato agnello o capretto con patate fino a Pasqua scorsa...) per consigliare a tutti di riflettere su questa scelta.

Non è per essere estremisti, io non sono (ancora?) vegetariana, non voglio prendere posizioni radicali, ma ci tengo a diffondere quanto meno la consapevolezza di alcune scelte che a noi sembrano soltanto alimentari, ovvero volte a onorare la sacrosanta tradizione culinaria della "buona tavola", alla quale non è il caso di rinunciare, ma che in realtà hanno impatti ben più ampi: sull'inquinamento, sull'economia mondiale, sull'ecosistema.
Lo so sembrano discorsi lontani, ma davvero non conosciamo a fondo l'impatto che hanno queste scelte.
Sto leggendo un libro interessantissimo, scritto da uno scrittore - e non certo da un invasato ("Se niente importa. Perché mangiamo gli animali" di Jonathan Safran Foer, stesso autore di "Ogni cosa è illuminata" tanto per intenderci) - che non riporta slogan da hippy naturisti, ma numeri e casi studio e che mi sta facendo cambiare alcune delle mie idee.

Non so, dopo un'intera vacanza malgascia basata a mangiare carne di zebù, spiedini di zebù, polpette di zebù e forse anche snack di zebù... ora rivedo un po' le mie abitudini e capisco che alcune cose, volendo, possono cambiare. Basta volerlo.

Pensateci anche voi, con quel senso critico di chi si guarda dall'esterno, di chi coglie le differenze, di chi è capace di cambiare opinione senza vergognarsene.

Qui alcuni link, per cominciare a rifletterci su.

cambiamenu
impatto delle ambientale scelte alimentari
macelli in Europa

giovedì 18 marzo 2010

La fine che meritiamo

La fine che meritiamo è molto brutta e triste.
Eppure ce la meritiamo tutta e tutti, perchè siamo l'unica specie del Pianeta a non avere (più?) l'istinto di preservare, rispettare e proteggere il proprio habitat.


 

Come spesso accade le imamgini dicono, a volte, più delle parole. Il governo peruviano continua a rilasciare concessioni per lo sfruttamento delle reserve di idrocarburi nella foresta amazzonica. Così', mentre le compagnie si precipitano ad una svendita che fino ad oggi non aveva avuto uguali le comunità del fiume Tigre, affluente del Rio delle Amazzoni nel distretto di Loreto, osservano impotenti la spartizione della foresta tra le compagnie. Le foto di  questa galleria sono di Andrea Frazzetta. Sopra, le case galleggianti di Belén, quartiere nato sul fiume e accessibile via terra solo durante la stagione asciutta.  (di JACOPO PASOTTI @ La Repubblica).

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