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lunedì 15 giugno 2009
dell' intelligenza e della complessità
Mi accorgo di essere diventata readaholic. Non di qualsiasi cosa, no, ma dei libri e delle riviste che mi piacciono, che scelgo per me senza influenze nè consigli, che regalano conferme a una mia piccola e casuale intuizione.
Una delle più fortunate e recenti di queste, lo ripeto per la terza volta, è proprio 'L'eleganza del riccio'. Lo so, è stato un best seller lo scorso anno, in cima alle classifiche di vendita al punto da spuntare perfino sugli scaffali di tutti gli autogrill (e questo è sintomatico di vero successo, perchè si sa che a comprare libri durante una sosta autostradale sono davvero pochi automobilisti), quindi è facile azzeccare un acquisto se già mezzo mondo prima di te l'ha decantato.
Però (e chi mi conosce lo sa) questo stesso motivo di apprezzamento globalizzato potrebbe essere addirittura causa di indifferenza e rigetto da parte mia. Sì, sì, sono snob, è evidente. Forse ho preferenze e idee non proprio conformi alla media, non costituisco un benchmark di mercato, e vabbè, devo sentirmi in colpa per questo? Direi di no.
Tornando alle mie letture, che come la consultazione di un manuale sulla vita centellino volentieri nel percorso di iniziazione alla giornata lavorativa, stamani ho letto un altro passo meraviglioso (stavolta non lo trascrivo) che mi ha fatto riflettere molto.
Parla di intelligenza, anzi di uso dell'intelligenza da parte dei sedicenti intelligenti, che ne fanno un fine ultimo e, anzichè utilizzarla come strumento per la semplificazione - dei concetti, delle idee e della vita in assoluto, la annodano e la esprimono nel modo più oscuro possibile, quasi fosse l'incomprensibilità da parte delle masse il metro di misura dell'intelligenza stessa. Uh, quanti esempi mi vengono in mente, quante persone mi si stanno parando innanzi, quante facce altezzose, quante espressioni ad effetto. Che nausea!
Stessa cosa penso si possa dire per la complessità. Le persone complesse che vogliono esserlo senza sapere cosa significhi e, soprattutto, cosa comporti. Quelli che fingono grandi tormenti interiori per dare a vedere che 'pensano tanto', quelli che parlano solo di massimi sistemi perchè loro sì che fuggono la semplicità. ¡Qué aburrimiento! Quelli sono davvero i peggiori, camuffando le difficoltà quotidiane con le sorti avverse solo alla loro vita, facendo passare per mediocri le persone che hanno saputo trovare la chiave della serenità, invidiando agli altri l'equilibrio e, quindi, obnubilandone gli effetti.
Anche di questi potrei dipingere una teoria infinita a mo' di parata medievale al cospetto del re. Paggi, paggetti, giullari e servi. Appositamente i finti complessi e i sedicenti intelligenti li relego alle figure più misere della corte dei miracoli.
Nella vera complessità c'è il desiderio quotidiano di fuggire da essa.
Nell'intelligenza c'è la comprensione della sciocchezza.
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