L'ho visto ieri notte sui Rai2, è finito alle 2 meno un quarto.Uno dei rarissimi momenti in cui ho pensato che pagare il canone tv anche quest'anno è stata una scelta (obbligata, ma) giusta. Certo i prodotti di livello li trasmettono a certe ore... ma, d'altronde, io prima non avrei mai occasione di stazionare sul divano davanti alla televisione, quindi va bene così, vada pure per la qualità a notte fonda.
Mi sono rispecchiata in alcuni tratti di ogni protagonista: aspettative, progetti, illusioni, disincanto.
Incertezza.
Dopo aver visto al cinema 'Baciami ancora' di Muccino, ecco un'altra bella sferzata su se stessi, sulla generazione isterica (è proprio il caso di dirlo) cui appartengo, sulle paure e la ritrosia in particolare da parte del genere maschile, sui sensi di colpa trasmessi geneticamente dai genitori, sull'incapacità di sacrificarsi per un obiettivo comune.
Sulla scarsa attitudine a ricercare la felicità.
Portano con sé le loro bambine che giocano nella stanza accanto. Nessuna di loro lavora: fanno le madri, le mogli, si conoscono da molto tempo. Una di loro è incinta del primo bambino. Durante tutto il primo atto emergono storie e dettagli di esistenze parallele, che si intrecciano con toni sentimentali e comici, sullo sfondo delle tematiche esistenziali e sociali degli anni ’60. La prima parte dello spettacolo, dominata dal tema della maternità, si conclude con la nascita di una nuova creatura. Nel secondo atto, a distanza di 45 anni, quattro donne vestite di scuro arrivano alla spicciolata in un’altra casa, per partecipare ad un funerale. Capiamo che sono quelle bambine che nel primo atto giocavano nella stanza accanto. A poco a poco le colleghiamo una dopo l’altra alle madri. Qualche volta per rassomiglianza, qualche volta per assoluto contrasto. A differenza di loro lavorano tutte, sono più consapevoli, ma anche tanto stanche. Quasi due epoche allo specchio, due modi diversi di essere donne, alla ricerca di differenze e similitudini, nel tentativo di definire, oggi come ieri, la stessa identità femminile. Qualcosa che continua a sfuggire, così indefinibile da essere perennemente a rischio; una sorta di cosmica energia, di tenace follia, che non intende farsi disarmare, e che risorge sempre, inarrestabile, per assicurare nuova linfa vitale.
Di: Cristina Comencini. Scene: Paola Comencini. Costumi: Antonella Berardi. Light designer: Sergio Rossi. Aiuto regista: Mirta Guarnaschelli. Aiuto Scenografo: Alberto Duelli. Aiuto Costumista: Cristiana Ricceri. Foto: Pino Le Pera. Regia: Cristina Comencini.Interpreti: Margherita Buy (Gabriella/Sara), Isabella Ferrari (Beatrice/Giulia), Marina Massironi (Claudia/Cecilia), Valeria Milillo (Sofia/Rossella).Produzione: Associazione Culturale Artisti Riuniti in collaborazione con Lottomatica.
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