mercoledì 15 aprile 2009

quante parole non dette

Che stupidi che siamo: quanti inviti respinti, quante parole non dette, quanti sguardi non ricambiati. A volte la vita ci scorre accanto e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.
E' da qualche giorno che mi frulla per la testa questa frase che Stefano Accorsi sussurra ad un certo punto del film "Le fate ignoranti", una delle pellicole che preferisco di Ferzan Ozpetek. L'ho citata ad amici in due occasioni molto diverse. Me la ripeto anche oggi, perchè penso alla velocità con cui proprio quell'unica vita che abbiamo a disposizione ci passa accanto. E allora mi chiedo se saprei mollare tutto per inseguire un sogno. Già, ma bisognerebbe averlo bello chiaro in mente, quel sogno. Allora mi chiedo se sarebbe giusto non porsi il problema di chi sta intorno a me e seguire la mia strada senza voltarmi indietro. Sì ma quale caro prezzo pagherei se poi mi accadesse di non fare in tempo ad accorrere, ad aiutare, a rendermi utile, ad 'esserci' se qualcuno avesse bisogno di me proprio mentre galleggio nella mia dorata bolla onirica? Penso al calore, all'affetto, alla compassione, al nodo duro di emozioni che Ozpetek crea attorno a quella tavolata sul terrazzo assolato, alla quale si riunisce una famiglia allargata di amici, la "seconda famiglia" che i più fortunati di noi possiedono anche nella realtà. Penso che da una parte vorrei ricrearlo anch'io al più presto, sul terrazzo di campagna dove ho trascorso lunghe estati della mia infanzia ovattata. Penso che al contempo vorrei essere dall'altra parte del mondo, non per fuggire come alcuni tristemente si ritrovano costretti a fare, ma per cercare e trovare qualcosa, una dimensione, un motivo, un obiettivo che finora non mi si è mai palesato. O anche solo per comprendere che il mio desiderio è tornare qui dove sono ora.



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