Ieri sera pensavo di trascorrere la serata con amici, incollati davanti alla tele per guardare la finalissima della trasmissione X-Factor, mangiando pizza e gelato alla crema.
Ma a volte, si sa, i programmi saltano e spesso è meglio così.
Perchè, pur buttando ogni tanto un occhio sull'andamento della gara canora (che peraltro ha premiato chi più meritava di vincere, una volta tanto), ho guardato la puntata di Report dedicata alla scuola, ai tagli ai finanziamenti scolastici e universitari, al merito - per l'appunto, alle fughe dei cervelli all'estero.
E così stamani decido di scrivere alla redazione di una delle mie trasmissioni preferite:
La mia email è (solo) per ringraziarvi.
Grazie perchè, nonostante di domenica sera si abbia l'umore che prelude al lunedì lavorativo, dai presupposti non sempre smaglianti, e ci si ripeta "nooo, stasera non ce la faccio ad incazzarmi di nuovo come domenica scorsa!", alla fine non si resiste alla tentazione di ascoltare almeno il sommario che, come un feroce bollettino di guerra, viene enunciato a inizio puntata.
E allora è fatta: come si fa a non essere incuriositi, attratti, calamitati dai contenuti ingombranti e dalla forma diretta e chiara, altisonante e precisa, comprensibile e puntuale, dell'unico programma di reale giornalismo presente sulle reti televisive italiane?
Ecco che il nodo di amore e odio, di rabbia e orgoglio, si avvinghia intorno alle dita che non sono più in grado di toccare il telecomando per cambiare canale e si resta lì, paralizzati sul divano, spesso in una posizione pure scomoda, a guardare l'intera puntata, attendendo inconsciamente la "buona notizia" che viene comunicata in chiusura.
La cosa atroce è che in ogni puntata c'è un motivo per il quale ci si immedesimi perfettamente in un torto subìto, in una lentezza burocratica, in uno dei molteplici lacciuoli che l'Italietta tende ai suoi stessi cittadini.
E' scontato, dunque, che Report faccia andare a dormire mica tanto sereni, però non se ne può fare a meno, è una di quelle dipendenze da conoscenza, di attrazioni verso la sofferenza di chi sa, che una volta che si impossessano di noi non ci abbandonano più.
Chi più sa, più soffre, recitava un vecchio adagio...
Allora voglio continuare a farmi male grazie alla complicità di giornalisti che fanno bene il loro vero mestiere.
E, infatti, questa mia email era (solo) per ringraziarvi.
Post scriptum.

La mia domenica sera, in realtà, era iniziata già sotto i migliori auspici di saggezza e buone intenzioni.
Ero rimasta infatti incantata dalla capacità retorica (oltre che, ça va sans dire, dagli alti contenuti) di un giornalista che ahimè non avevo mai letto o udito prima, Walter Siti, intervistato da Fabio Fazio a Che tempo che fa.
Sono rimasta talmente colpita dalla recensione del suo ultimo libro
"Il canto del diavolo. Viaggio ad Abu Dhabi e Dubai", che oggi andrò a comprarlo.
Quando la televisione regala spunti di riflessione e momenti di vera narrazione mi sorprende sempre...
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