giovedì 4 giugno 2009

bolina stretta

Lo stress che ci portavamo come bagaglio a mano si è svelato tutto e subito, in un nodo di preoccupazione e domande senza risposte: due barche stanno tornando indietro, c'è mare grosso, tutti i membri dell'equipaggio stanno male. TUTTI i membri?? Tornano indietro?? Le barche che dovevamo raggiungere stavano raggiungendo noi. E allora? E dove andiamo? E com'è il meteo? E i venti? E il mare? Il nostro capitano fa decantare lo stress da viaggio, da lavoro, da coda in autostrada. Ci guarda e sorride, placido e sornione, senza darci risposte: credo che sia abituato ad assistere a queste scenette della gentaglia di città (i 'milanesi in mare', come li chiama lui) che riversa la propria sete di natura e di libertà in un singolo week end in barca, concentrandovi tutte le possibili aspettative di relax e di sole, chiedendo di essere risarcito a tutti i costi della pesantezza del vivere in metropoli dense di traffico, pretendendo di godere in santa pace di quel momento perfetto, lontani da tutto e da tutti. Ci rendiamo conto noi stesse (coniugo democraticamente al femminile: equipaggio di 6 donne su 8, fortunati il capitano e il 7°!) che stavamo esagerando, che stavamo squittendo come criceti sulla ruotina nella gabbia, che a parlare era la voce stressata che pensavamo fosse rimasta a casa. Inspira, espira. Ora si può discutere sul da farsi. E infatti, impavida crew, partiamo per il drittone verso la Corsica. Comincia così un meraviglioso week end di inizio giugno in barca a vela. Quella cosa che aspettavo da tempo, che mi sembrava un miraggio solo fino a una settimana fa, che avevo dimenticato quanta energia mi regalasse, che per qualcuno e qualcosa non avevo più potuto e voluto far rientrare nei miei programmi. E invece siamo a bordo, le sacche buttate nelle cabine, le scarpe già in giro per la dinette, il costume presto addosso. Potrei raccontare per filo e per segno cosa abbiamo fatto, fare la cronaca di ogni istante condiviso così apertamente con persone fino a 2 ore prima perfette sconosciute, ma lascio all'interno dei miei cassetti della memoria tutti quei fotogrammi divertenti e grotteschi, tesi e rilassati, per ricordare qui solo le facce verdi dopo la traversata, le risate alcoliche alla Saleccia, le fughe dagli 'zerbini', le citazioni da bottana industriale, i fumi della grigliata di carne fatta sotto coperta (e poi ci stupivamo di puzzare tanto!), i 'che cazzo è il tendalinooooo???' sotto un muro di pioggia, i Subsonica ballati in rada tenendoci al boma per smaltire vino e fumo, che soltanto chi c'era può comprendere. La magia della condivisione. Ecco come chiamerei questa miscela preziosa. E guai a me se mi dimenticherò questa sensazione, se nicchierò al prossimo invito, se mi lascerò avvinghiare le caviglie dalla comodità e dall'abitudine. Essere se stessi senza l'ansia di dover dimostrare che si è davvero in gamba, davvero all'altezza di quello che si sta facendo, davvero al posto giusto con le competenze richieste, davvero 'focused'. Esserci e basta. E lasciarsi investire da tutto questo senza far resistenza. Grazie Lucia, AnnaPanna, Francesca, Martina, Davide, Alessandra. Grazie Capitano Giampietro, dalla pazienza infinita a ripetermi ogni volta qual è la cima della randa e quale la scotta sopravento. PS ...e poi dicono che le donne a bordo e chi veste di verde porta male... mah..

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